Vicenza in lirica: la superchicca è “La diavolessa” di Galuppi

in Controcanto

 

Troppo facile, parlare del Rof o dell’Arena. Benché la situazione generale del Paese non induca troppo a far festa, l’Italia è piena di Festival. Uno piccolo, quasi fai-da-te (anzi, fa lui tutto o quasi: il direttore artistico, Andrea Castello) ma di ottima qualità è “Vicenza in lirica”. Fra diverse ghiottonerie, la superchicca di quest’anno è stata “La diavolessa” di Baldassare Galuppi su libretto di Carlo Goldoni, anno 1755, giusto un anno prima della nascita di Mozart.

La diavolessa di Goldoni – Galuppi

Fra le innumerevoli riesumazioni che affollano, o talvolta infestano, i cartelloni, questa ha un senso: la coppia Galuppi-Goldoni infatti funziona benissimo, e su un libretto di livello nettamente superiore a quelli coevi si sentono echi di Haydn o premonizioni di Mozart. Uno scaltro locandiere (uomo questa volta), il solito ricco babbeo, la serva che diventerà padrona, due coppie, una nobile e l’altra squattrinata, qui pro quo, agnizioni, equivoci più o meno stravaganti. Il repertorio drammaturgico è quello consueto, ma spesso spuntano una verità psicologica e una finezza di caratterizzazione che tutto sono meno che di routine.

Teatro Olimpico

Lo spettacolo si è svolto all’Olimpico, che è forse il teatro più bello del mondo ma di certo, fra vincoli della soprintendenza, divieto di usare la scena dello Scamozzi, attrezzeria forzatamente ridotta, non permette di fare granché. Bepi Morassi ha comunque mosso tutti con pertinenza, senza troppe idee ma quasi sempre buone. Notevolissima la prestazione dell’Orchestra barocca del festival, idem la direzione di Francesco Erle, che questa musica non solo la conosce ma la ama (e viceversa), come infatti si sente subito.

Compagnia, come sempre in questi casi, di giovani di belle speranze e moderati cachet. Non sono tutti allo stesso livello. Al più alto, il controtenore Ettore Agati, bel timbro, notevole souplesse nelle non facili arie con il daccapo da opera seria che gli spettano in quanto aristocratico e pure bravo come attore. Arlene Miatto Albeldas ha una strana voce, diversi problemi tecnici da risolvere ma anche una personalità vocale vera. Spettacolo lungo ma piacevole (e poi confesso di aver visto la prova generale, le recite “vere” saranno andate sicuramente meglio…).

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Foto di copertina Teatro Olimpico, Ph. Getty Images

 

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