L’Ermione di Napoli pone urgenti interrogativi sul “problema Rossini”

in Controcanto

 

I guai della recente “Ermione” napoletana rimettono sul tappeto il problema di Rossini. Sembra che una stagione mitica sia definitivamente finita. Mi rendo conto che quel che vado scrivendo mi possa far sembrare un nostalgico del buon tempo antico, un loggionista sdentato o un bloggaro arteriosclerotico, ma riguardarsi i cast del Rof degli Anni Ottanta e Novanta, gli anni d’oro della Renaissance, qualche perplessità sugli attuali li ingenera.

Anche in realtà meno prestigiose, où sont les voix d’antan?  Nel mio primo “Barbiere”, al Comunale di Modena, parmi ricordare nell’87 o giù di lì (l’arteriosclerosi, appunto), cantavano Leo Nucci, Rockwell Blake e una Cecilia Bartoli debuttante o quasi, e tutti sembravano trovare la cosa normalissima. Oggi grideremmo al miracolo.

Où sont les voix d’antan?

Il problema, al solito, non è che non ci sono più le voci, lamentela ricorrente che, infatti, a mia memoria ricorre da sempre, per la prima volta in una lettera di Metastasio a Farinelli. Il problema, forse, è che è cambiato il mondo. E quel modo di cantare Rossini, quello della Renaissance, era soltanto un modo di cantare Rossini, non il modo, e non obbligatoriamente quello giusto.

Del resto, in un libro fantastico, “Ermafrodite armoniche – Il contralto nell’Ottocento”, Marco Beghelli e Raffaele Talmelli smontarono con solidissimi argomenti uno dei feticci dei neobelcantisti, quello dell’omogeneità dei registri.

Poiché il passato, a teatro, non è che lo specchio del presente, occorrerebbe allora una classe dirigente teatrale (direttori artistici e d’orchestra, registi, critici) che si chiedesse cos’è oggi Rossini per noi e quale sia di conseguenza il modo “giusto” di cantarlo, ma anche di dirigerlo e metterlo in scena. Non mi sembra ci stia pensando qualcuno.

E allora stiamo lì a deplorare che Merritt e Ramey e la Horne e la Cuberli non ci sono più. Se la Renaissance adesso è nostalgia, una re-Renaissance sembra un’utopia.

Su Ermione info qui

Immagine Ph. Francesco Squeglia

controtenori
Clamoroso alla Scala! I controtenori alla conquista del Tempio
don carlo
Il Don Carlo “ribaltato” da Carsen alla Fenice di Venezia

Potrebbe interessarti anche

Menu