Scala: un Gala per il 25° anniversario della scomparsa di Rudolf Nureyev

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Le celebrazioni del 25° anniversario della scomparsa di Rudolf Nureyev, che quest’anno avrebbe compiuto 80 anni, vedono La Scala in prima linea. Il ballerino russo fece del nostro teatro un palcoscenico d’elezione, come interprete e come danzatore, nel corso dell’intera sua carriera. Diverse generazioni di scaligeri gli restano profondamente e nostalgicamente legate: alla prima del gala “Serata Nureyev” a lui dedicato, erano in molti, nel foyer, in sala e dietro le quinte, a ricordarne l’insegnamento e, inevitabilmente, il carattere. Anche il direttore del Ballo, Frédéric Olivieri, si considera un suo allievo, cresciuto nell’altro teatro che di Nureyev fu casa: l’Opéra di Parigi. Riflettendo predilezioni e ricordi di molti, il programma della serata finisce dunque per essere, benché sincero, inevitabilmente disomogeneo.

Senza qui discutere i meriti del Nureyev coreografo, che anche in quest’occasione hanno diviso la sala, va detto che lo spirito ancor vivo dei classici di Petipa (di cui quest’anno ricorre il bicentenario della nascita), ha subito una profonda trasformazione, in direzione di un classicismo cristallizzato nello stile e nella poesia. Comunque ostico da introiettare e interpretare da parte di ballerini, anche se fuoriclasse, che non ne siano da sempre avvezzi. Alla Bella addormentata nella versione Nureyev, balletto allestito alla Scala sin dal 1978, è riservata l’apertura, con l’intera esecuzione del terzo atto. Un’anticipazione – già si sa – del suo ritorno al Piermarini al posto della ricostruzione di Alexei Ratmansky. Le danze di corte eseguite dal corpo di ballo, pietre preziose e fiabe affidate a Primi ballerini e Solisti tra cui spiccano Timofej Andrijashenko e Vittoria Valerio, Aurora e Desiré sono Svetlana Zakharova e Germain Louvet. Lei, Prima ballerina del Teatro Bol’šoj ed Étoile del Teatro alla Scala, ha impressi nel corpo linee e accenti delle versioni russo-sovietiche del balletto; lui, giovane Étoile dell’Opéra di Parigi, elegante danseur noble cresciuto con i classici di Nureyev, deve ancora perfezionarne le rigorose finiture.

Eseguito in forma di Gala, dunque senza scene né fondali, il Grand pas de deux del III atto di Don Chisciotte è estrapolato da un titolo che Nureyev presentò nella sua produzione nel 1980. Se ne misurano due eccellenti Principal dancers del Royal Ballet: l’argentina Marianela Nuñez, che come voleva Nureyev mette da parte i propri lazzi virtuosistici in nome di una compostezza rigorosa, e il russo Vadim Muntagirov, che cede vagamente la sua solita impeccabilità nella farraginosa variazione maschile concepita dal coreografo.

L’allestimento quasi integrale del balletto Apollo di George Balanchine su musica di Igor’ Stravinskij è un omaggio a Nureyev danzatore apollineo nelle forme e dionisaco nel temperamento. Il ballerino transfuga lo interpretò più volte al Piermarini: sulle sue tracce si mette l’ultimo suo erede scaligero, Roberto Bolle, che ha sempre caro il ricordo di quando Nureyev lo scelse, quindicenne, per interpretare Tadzio nella sua Morte a Venezia. Gli applausi a scena aperta appena la nostra “étoile dei due mondi” appare, confermano che è Bolle ad aver raccolto il testimone di Nureyev nella direzione di un balletto che non ha remore a farsi “popolare”. Sotto la sua ala quasi paterna, danzano radiose le tre muse scaligere, giovanissime Prime ballerine: Nicoletta Manni, Virna Toppi, Martina Arduino.

Sulla marcia dell’atto III del Tännhauser di Wagner, un défilé di tutta la compagnia, allievi della Scuola di Ballo e Guests compresi, chiude il Gala alla maniera dell’Opéra di Parigi.

Ultima recita: martedì 29 maggio, ore 20.00

Immagine di copertina Ph. Brescia e Amisano Teatro alla Scala

 

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