Tenete d’occhio Crystal Pite, la coreografa del nostro tempo

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Capita forse ogni quarto di secolo di imbattersi in un coreografo che incarni perfettamente lo spirito del suo tempo. Non solo attraverso una scrittura formale che tutti imiteranno e che diventerà la cifra dei prossimi decenni, ma anche per tematiche, più o meno sottese, di toccante attualità.

Dal Canada all’Europa

È il caso di Crystal Pite, canadese quarantottenne, già protégée di William Forsythe, che suggeriamo di tenere d’occhio. Anche se per farlo occorrerà viaggiare perché in Italia sinora la si è vista solo una volta, lo scorso anno al festival TorinoDanza con Betroffenheit, con la sua compagnia Kidd Pivot, di base in Canada. Era una pièce tratta da un testo letterario: cupissimo trattandosi della storia vera di un padre che in un incendio aveva perso i figli.

Ma le coreografie che meglio esaltano la sua mano e il suo pensiero nascono in Europa, nelle grandi maisons del balletto, come Flight Pattern creato alla Royal Opera House di Londra per il Royal Ballet.

Crystal Pite star dell’Opéra

Anche il Ballet de l’Opéra di Parigi ha voluto assicurarsi Crystal Pite. Merito della direttrice Aurélie Dupont, che a seguito di The Season’s Canon, successo clamoroso nel 2017, le ha commissionato una nuova creazione, a serata intera: Body and Soul, suddiviso in tre atti. Un’eccezione per i coreografi di oggi lavorare a un’opera di ampio respiro e con tanti elementi in scena: all’Opéra sono una quarantina. Eccellenti come solo i ballerini classici possono essere nel danzare il contemporaneo, una menzione speciale a Hugo Marchand, Léonore Baulac, Ludmila Pagliero, François Alu e all’italiano Alessio Carbone, che con questo balletto lascia le scene.

Magistralmente orchestrati nel primo atto, i danzatori formano onde umane di impressionante potenza, che si alternano a duetti e trii in conflitto, coreografati sulle parole. Un’allusione, sembrerebbe, alle turbolenze di massa del nostro tempo e alla solitudine dei singoli, violati o dimenticati. “L’art du pas de deux” si potrebbe intitolare la seconda parte, dove duetti di delicata fattura sui Preludi di Chopin sbocciano tra le sonorità elettroniche di Owen Beton nella massa che vorrebbe sommergerli. All’apparenza leggero e disimpegnato l’atto finale, che nel portare in scena i danzatori in mimetiche vesti di insetti racconta molto della miriade umana e dei suoi comportamenti.

Immagine di copertina: Body and Soul © Julien Benhamou

 

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