L’ultimo Liszt: uno squarcio di visionaria modernità

in Note di Passaggio

 

Eclettico, fortunato, ricco e amato, brillante, profetico, cosmopolita, Liszt fu il perfetto intellettuale europeo. Incarnò lo spirito italiano con gli omaggi a Michelangelo, Tasso, Dante, Petrarca, con i riferimenti alla canzone popolare napoletana. Esaltò il melodramma con le parafrasi da Verdi, Rossini e Donizetti Ma Liszt fu anche il perfetto tedesco, simbolo del “faustismo” goethiano, motore della rivoluzione del teatro musicale wagneriano e del Poema Sinfonico.

Liszt, intellettuale europeo

Poi vi è ovviamente il Liszt francese per la vicinanza alle poetiche di Berlioz, Meyerbeer, ma anche di V. Hugo e Lamartine. Il Liszt ungherese, gli interessi per il folklore balcanico, per quello nordeuropeo (fu un sostenitore del giovane Grieg) e della cultura russa (studiò e trascrisse per pf, molta musica di Glinka, César Cui, Dargomijski etc..).

Attento alla storia del suo tempo scrisse Inni, Marce, e varie composizioni ispirate e dedicate a vicende storiche. Continuamente diviso tra “Faust e Mefistofele”, tra demònica coesistenza di principi contrapposti, Liszt ci racconta che l’amore è qualcosa di estremamente fisico, ma anche di ineffabile, di spirituale, di irraggiungibile. Nelle opere sacre, e a seguito della sua vocazione religiosa, la morte appare come tragica privazione della vita, come mancanza, ma anche come cristiana salvezza, o come laico contatto con l’Oltre. Il suo pensiero è sempre intrinsecamente legato ai linguaggi, agli stili, alle forme utilizzate: forme cicliche, forme classiche, forme rapsodiche, modalità, tonalità allargata, atonalità.

Reception of Liszt at the Grosvenor Gallery, Ph. Getty Images

L’ultimo Liszt

Nell’ultimo decennio della sua vita, Liszt regala al mondo uno squarcio di visionaria modernità, fuori dall’ordinario concetto di sviluppo di un’idea musicale o di “direzionalità temporale”. Gli ultimi lavori sembrano la cronaca di un viaggio ascetico.
Bartòk dice nella sua autobiografia: «Lo studio rinnovato di Liszt, soprattutto delle sue opere meno popolari, mi spinse a comprendere l’autentico messaggio di questo artista. Per la evoluzione futura della musica il peso delle sue composizioni mi parve molto più considerevole di quello, per esempio, delle opere di Wagner e di Strauss».

L’inquietudine creativa viene continuamente espressa nelle tantissime versioni dei suoi lavori, nel continuo ripensamento. Per Franz la composizione di un brano non si esaurisce con la posa della doppia stanghetta alla fine. La composizione musicale è una continua metamorfosi, in alcuni casi fatta forse di ripensamenti, soggetta ai punti di vista della ricerca artistica.

Elegia n. 1

Dell’Elegia n. 1 (1875-76) conosciamo una versione per pf solo, una per pf a 4 mani, una per cello e pf, un’ultima (qui presentata) per violoncello, harmonium, arpa e pf. Organico assai bizzaro e timbricamente denso di estremo fascino. Il tema è un frammento scalare, quasi circolare, su un unico cromatismo, continuamente variato, che dà vita anche al materiale della sezione centrale. La struggente intensità di questo breve brano, fatto esitazioni, di ritorni del medesimo frammento, si discioglie, si sublima, nelle perorazioni dello stesso elemento. Sempre più accorata ed evanescente, la musica si spegne in un ultimo commiato.

A questi link i post di Orazio Sciortino su Chopin, Schumann e Brahms

Immagine di copertina: Franz Liszt, Ph. Getty Images

 

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