Sesto Quatrini: una promessa del podio con Martina Franca nel cuore

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Abbiamo incontrato Sesto Quatrini, una delle giovani promesse del podio. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la sua storia e i suoi sogni ancora nel cassetto…

La formazione, i primi anni di Sesto Quatrini

Maestro Quatrini, ci racconti la sua formazione. Quando ha cominciato a studiare musica? Quale strumento? Chi sono stati i suoi maestri? Inoltre, quando ha deciso di salire sul podio e studiare direzione?

Ho iniziato a studiare musica da bambino nella scuola comunale del mio paese, Ronciglione, vicino Viterbo. Il mio primo strumento è stata la tromba. Sono cresciuto nel mito del maestro Sandro Verzari, storica prima Tromba dell’Orchestra della Rai di Roma e grande didatta. Con lui e con il maestro Sergio Farricelli ho conseguito il diploma. Nel frattempo ho avuto l’illuminazione, grazie all’incontro più fortunato della mia vita, quello con il maestro Sergio Prodigo. Lui mi ha non solo insegnato l’amore per la musica, la teoria e la forma, ma ha stimolato in me un’insaziabile fame di cultura in senso più ampio.

Vicino a lui, quando iniziai a studiare composizione mi sentii da subito nudo ed impreparato, capii per cui che il percorso verso la conoscenza (seppur una conoscenza parziale) era ancora lunghissimo. Con lui ho studiato praticamente tutto. Le lezioni erano delle conversazioni tra maestro e discepolo, a partire dalla correzione degli esercizi di armonia e contrappunto, passando per i miei primi maldestri tentativi sul comporre. Fino ad arrivare a lunghe passeggiate peripatetiche e scambi sul senso della vita, dell’arte e della musica. Oggi siamo grandi amici e la stima è rimasta intatta e, anzi, si rinnova di giorno in giorno.

La direzione d’orchestra

Dopodiché, terminato il periodo della formazione pura, ho iniziato lo studio della direzione d’orchestra. A L’Aquila con il Maestro Marcello Bufalini e a Milano alle Scuole Civiche “C. Abbado” con il Maestro Renato Rivolta. Due modi diversi di insegnare la tecnica direttoriale e l’approccio all’interpretazione. Sono riuscito ad assorbire molto da queste esperienze. È stato importantissimo formarmi con scuole diverse, non facile all’inizio quando non ero ancora in grado di discernere cosa avrei poi tenuto.

Lei è un giovane direttore ma ha già messo nel carnet esperienze importanti. Quali di queste le hanno dato maggior soddisfazione?

Certamente aver lavorato al Metropolitan Opera House di New York è stato straordinario sotto tutto i punti di vista. Uno dei templi della grande lirica, dove il livello musicale e organizzativo sono semplicemente impressionanti. Dirigere al Bolshoi di Mosca è stata un’altra enorme soddisfazione. Il teatro è magico, possiede un’energia unica. La città è incredibilmente affascinante ed il loro modo di fare musica, unitamente ad una diversità profonda di gusti e tradizioni interpretativi, hanno reso quell’esperienza indimenticabile. Nonostante queste esperienze, Il festival e la realtà musicale alla quale sono più legato professionalmente ed affettivamente è senz’altro il Festival della Valle d’Itria a Martina Franca.

Il repertorio italiano

Sta portando in giro Bellini, cosa ne pensa del repertorio operistico italiano?

Amo l’opera, amo l’opera italiana. Inizialmente non avrei mai pensato in tutta franchezza di sviluppare una tale passione anche per il Belcanto. Ed invece dopo I Capuleti e i Montecchi all’Opera Nazionale Lituana, sto lavorando in queste ore a L’elisir d’amore con la mia compagnia (Les Voix Concertantes) a Parigi. E ancora Verdi  Un Giorno di Regno a Martina Franca a Luglio. Mi sto rendendo conto che l’opera è nel mio DNA, trovo appassionante e mai stancante lavorare alla nascita di una produzione operistica.

Del resto la voce è l’espressione primigenia dei nostri stati d’animo, essa è il più naturale e sorprendente strumento musicale. Per quanto concerne l’opera italiana credo fortissimamente che sia uno, se non il più prezioso, tesoro da preservare, tutelare e fare vivere che abbiamo nel nostro patrimonio. Un direttore in primis dovrebbe dirigere Verdi o Paisiello, Puccini o Mercadante, con la stessa cura con la quale un museo preserva una tela di Antonello da Messina. Purtroppo non sempre è così.

In tournée con Kristīne Opolais

Kristīne Opolais l’ha prescelta per i suoi spettacoli, com’è lavorare con una star di quel calibro?

Kristīne Opolais ha deciso di invitarmi a dirigere i suoi gala con mia grande sorpresa onestamente. Non credevo che una super star di quel livello potesse scegliere proprio me tra l’enorme rosa di direttori a disposizione. E invece facendo musica insieme al Metropolitan mi ha apprezzato e da lì è nato questo rapporto di collaborazione costante.

Venendo alla domanda, risponderei che lavorare con una star di questo calibro è difficile perché intorno ad una performance di una star vi è sempre una particolare aspettativa. Il direttore deve assolutamente essere d’aiuto affinché il/la cantante possa esprimersi ai suoi propri livelli. Essere un supporto e non un problema.

Torino e Martina Franca

A luglio ha un concerto con l’Orchestra del regio di Torino e poi Verdi a Martina Franca. Sono 2 appuntamenti importanti…

Si sono due appuntamenti molto importanti per me. Torino segna il mio debutto con un ente lirico italiano. Sapere di dirigere da un podio occupato solitamente da alcuni dei più grandi nomi della direzione d’orchestra è al tempo stesso una grande responsabilità e un enorme onore.

Sarà un concerto sinfonico dedicato all’America sulle note di Gershwin e di Bernstein. Mi sento legittimato a dirigere questo repertorio, perché mi sono nutrito della cultura musicale americana avendo vissuto una buona parte della mia vita di musicista a New York. Ho assorbito lo stile, le tradizioni, i ritmi, la fantasia e il dinamismo che sono alla base di questa musica.

A Martina Franca, invece, avrò la chance di  cimentarmi con un’opera più rara, con il Verdi giovane e fresco di “Un Giorno di Regno”. Mi sento molto fortunato ad avere questa occasione vale a dire quella di riportare in un tempio del Belcanto, anche in diretta radio, un titolo a torto così poco eseguito. Sarà una sfida avvincente. Non vedo l’ora.

A Martina Franca c’è il suo maestro, Fabio Luisi, che ci dice di lui?

Fabio Luisi non é solamente una grandissima bacchetta, ma é anche un raffinato intellettuale, un lavoratore instancabile e una persona perbene. Lo definirei un direttore “totale”. 

Italia vs estero

Si sente riconosciuto in Italia? Per un giovane direttore che differenza c’è tra Italia ed Estero?

Ovviamente conoscerete l’antico adagio che recita: “Nemo propheta in patria”! È vero che le mie prime esperienze più importanti e prestigiose le ho vissute all’estero, particolarmente a Parigi e NY. In Italia le uniche eccezioni sono state il Festival della Valle d’Itria e l’Orchestra Sinfonica Abruzzese. Certo, io non dimentico di essere Italiano, e lo dimostro costantemente difendendo il Nostro Repertorio in giro per il mondo, dove, ironia della sorte, una delle qualità che più mi è riconosciuta è proprio l’italianità! Ogniqualvolta l’Italia mi chiamerà ne sarò orgoglioso e profondamente grato. Non resta che aspettare, io sono alla finestra!

Sogni nel cassetto?

Ne ho troppi per poterli elencare. Uno era senza dubbio il vivere la mia vita attraverso il “viaggio”. Sono stato fortunato ed il sogno si è esaudito. Il grande sogno professionale però è arrivare un giorno (spero non troppo lontano) ad essere direttore musicale di un teatro e di un’orchestra sinfonica. Significherebbe poter lasciare la mia impronta nel mondo musicale, realizzare una parte delle mie idee, vedere riconosciuta la mia professionalità e poter finalmente restituire a Madre Musica tutto ciò che essa mi ha donato dopo anni di studio “matto e disperatissimo”. L’augurio è che ciò accada quando avrò almeno ancora un capello!

Sesto Quatrini sarà il 7 luglio a Torino sul podio dell’Orchestra del Teatro Regio per il Torino Classical Music Festival e sabato 8 al Festival di Martina Franca per dirigere Un giorno di regno di Verdi (repliche sino al primo agosto). 

Foto di copertina © Fabrizio Sansoni

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