Opera di Roma: Massimo Popolizio debutta nella regia lirica

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All’Opera di Roma il 21 gennaio debutta una nuova produzione dei “Masnadieri” di Verdi con la direzione di Roberto Abbado e la regia di Massimo Popolizio, alla prima esperienza come regista lirico.

Come mai ha deciso di scendere nell’agone dell’opera lirica?

«Questo mio debutto lo devo al Sovrintendente Carlo Fuortes che dopo aver visto la mia regia teatrale di Ragazzi di vita ha deciso di farmi debuttare nell’opera lirica. E di questa opportunità ho avuto prima paura e poi mi ci sono abbandonato con tutte le mie forze».

Massimo Popolizio debutta con i Masnadieri

I masnadieri non è un titolo usuale nei cartelloni, quali saranno le cifre della sua messinscena?

«Credo che il pericolo da evitare sia quello di non rispettare una certa ingenuità dell’impianto dramaturgico. Il libretto si presenta come una specie di bignami del dramma di Schiller che a sua volta proveniva da modelli scespiriani. Mi è sembrato che retrocedere la vicenda a un mondo più vicino a quello avrebbe potuto rendere più chiari e divertenti i passaggi della storia e le relazioni tra i personaggi, che ovviamente non tengono conto di alcuna psicologia, e che trovano una loro credibilità solo attraverso la musica. Quindi ci sarà un certo stile fumettistico, serio e nero, dove sono presenti Eros, vendetta, sangue, deformità fisiche, violenza, dove il gotico può essere presente anche in un modo inventato, fumettistico appunto. Useremo molto i ponti del palcoscenico che faranno entrare elementi scenici, in generale ho cercato di rispettare l’esigenza dei cantanti in un opera per loro difficile».

Tra prosa e lirica

Quali sono le principali differenze, sedondo lei, tra prosa e lirica?

«Nella lirica i paletti posti davanti all’invenzione sono moltissimi. Comanda giustamente la musica e la mia esperienza di attore di teatro può essere un valore in più per i cantanti, per come inventare figure, per come muoversi, per le relazioni tra i personaggi».

Ha dei modelli per la regia?

«Non ho modelli di regia. Spero di non cadere però nella trappola del regista autore o del regista invisibile».

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