Addio a Piero Tosi “il” costumista per eccellenza

in Controcanto

Il massimo status cui possa ambire un artista è quello dell’immediata riconoscibilità. Una nota, ed è subito Callas. Un costume, ed è subito Piero Tosi, morto a 92 anni forse non ricordato abbastanza dopo una serie infinita di spettacoli e film che saranno ricordati per sempre. Come la Callas è “il” soprano, così Tosi è “il” costumista, nel senso che molte sue creazioni si sono stampate per sempre nell’immaginario collettivo, sono diventate archetipi, modelli, icone. Immediatamente riconoscibili, appunto.

Il triangolo Tosi, Callas, Visconti

E allora, per cominciare, proprio lei, la Callas, nei Visconti più mitici, Amina-Giselle di bianco vestita nella “Sonnambula” (una rivoluzione subito diventata tradizione – lo ricordiamo ai coeurs simples, prima la prassi era fare Heidi – a riprova che ogni classico era in origine innovativo), con la mezzaluna di diamanti sulla testa in “Ifigenia”, neoclassica con piegoline, vita alta e velo bianco nella “Vestale”, tudorizzata nella “Bolena” (e Nicola Rossi-Lemeni tal quale l’Enrico VIII “vero” – cioè finto – di Holbein) e così via.

Piero Tosi e il cinema

E il cinema? Alida Valli nella barcaccia della Fenice mentre il loggione delira di patriottismo verdiano? Tosi. Romy Schneider con le stelle di diamanti nei capelli come la Kaiserin Elisabetta nel ritratto di Winterhalter? Tosi. Silvana Mangano con l’ombrellino spiaggiata al Lido mentre a Dirck Bogarde agonizzante cola la tintura? Tosi. E tutti gli incredibili costumi gattopardeschi, decine e decine di crinoline e uniformi, frac e corsetti? Tosi. La Callas, ancora, come Medea arcana e arcaica di PPP? Ancora Tosi (non solo Visconti o Zeffirelli, insomma).

Non un altissimo artigiano, ma un grande artista. Concesso e non dato, poi, che ci sia differenza.

 

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