La drammaturgia sonora del Mangiafoco di Roberto Latini

in L’Opera oltre l'Opera

 

Ho già parlato del teatro “operistico” di Roberto Latini a proposito del suo monodramma sul Cantico dei cantici. Ieri però ho visto Mangiafoco al Teatro Studio di Milano e devo tornare sull’argomento.

Questa operetta umoristica per sette personaggi (come le note musicali) opta per la dimensione corale ma concepita come somma di singole individualità monologanti: tra l’altro indimenticabili. Come scordarsi della storia vera, anche se raccontata in scena, di Elena Bucci a Russi, nell’entroterra romagnolo, o di Stella Piccioni in quel di Spello, nel cuore dell’Umbria? Come scordarsi dei tre personaggi che si chiamano tutti Marco o di Roberto Latini che si affaccia nella scuola di teatro di Perla Peragallo solo per “da’ n’occhiata” e si sente rispondere con un folgorante: “non c’è niente da guardare”.

 

 

Il Mangiafoco di Roberto Latini

La forma è quella dei “pezzi chiusi” – come nell’opera italiana. Fenomenale l’attacco di Mangiafoco “cantato” alla sprovvista da Latini su una musica dirompente di Gianluca Misiti. Toccante l’intonazione “a cappella” dei versi del Canto notturno di un pastore errante per l’Asia da parte di Stella Piccioni. Impagabile la recita della Passione di Cristo evocata da Marco Sgrosso. Anche il “bau bau” onomatopeico di Savino Paparella mi ha lasciato non so se più divertito o commosso.

A questi “assoli”, cui si associano dei veri e propri picchi emozionali a mo’ di “acuto”, succedono parti corali coreografate in modo a un tempo autoironico e intensamente lirico. L’atmosfera sembra rinviare alla passerella di Otto e mezzo o a quella di un valzer cecoviano di strehleriana memoria, con tempi musicali (cioè teatrali) perfetti.

Il continuo interrogarsi autoriflessivo e metacomunicativo sullo statuto del suono nella rappresentazione porta alla netta diversificazione di due dimensioni acustiche cui Latini attribuisce un diverso significato drammaturgico: la voce naturale e quella amplificata. La difficoltà psicopercettiva nel passare dall’una all’altra, in sede di ascolto spettatoriale, è uno dei punti più delicati della drammaturgia (sonora) di Mangiafoco.

 

 

Forse non ci sarà niente da guardare (voyeuristicamente), ma c’è tanto da ascoltare e tantissimo nuovo teatro da immaginare. Pur così pieno di citazioni nostalgiche, Mangiafoco pensa al futuro. Quella di Latini & Misiti è una collaborazione artistica che rimescola le carte tra scena e musica in una declinazione ricca di sviluppi possibili.

Foto © Masiar Pasquali

 

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