Matteo Lippi è Rodolfo al New National Theatre di Tokyo

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Matteo Lippi ha già cominciato le prove in Giappone: dal 24 gennaio al 2 febbraio sarà Rodolfo al New National Theatre di Tokyo, con la regia di Aguni Jun e la direzione di Paolo Carignani. Al suo fianco, Nino Machaidze nel ruolo di Mimì.

Rodolfo è il suo ruolo distintivo, cosa ama di questo personaggio?

“Ciò che amo di Rodolfo è strettamente legato alla mia predilezione per Puccini stesso. Credo che ogni pagina cantata da Rodolfo sia la sintesi perfetta della grandiosità di Puccini e per questo mi sento così affine a questo personaggio. Il romanticismo un po’ infantile, l’amicizia genuina e l’essere sicuramente vigliacco nel momento in cui dovrebbe prendersi le sue responsabilità davanti alla malattia della sua amata, lo rendono così umano e sempre attuale, facile identificarsi per chiunque ascolti o abbia l’onore di interpretarlo”.

Ha preparato il ruolo anni fa con Mirella Freni, quali chiavi di lettura le ha trasmesso?

“Mirella Freni è stata fondamentale nella mia preparazione iniziale, grazie a lei ho capito cosa significhi calcare un palcoscenico e soprattutto ho ottenuto la sicurezza tecnica per poter cominciare questa carriera così difficile ma ricca di soddisfazioni indescrivibili. Per quanto riguarda La bohème sicuramente aver preparato il ruolo con lei è stato un privilegio assoluto, è stata la Mimì per eccellenza e mi ha permesso di comprendere profondamente tutte le sfumature della partitura, permettendomi di apprezzare la scrittura di Puccini così universale e completa. La bohème è la storia di tutti noi, è la storia di come si passa dall’età del gioco, della fanciullezza, alla vita adulta segnata dall’accordo che accompagna l’ingresso di Musetta nella soffitta nel quarto atto”.

Quale messaggio può portare l’opera italiana nell’ambito di una cultura così distante?

“Sicuramente poter essere “ambasciatore” della cultura italiana all’estero è un onore. Lo è ancora di più in un paese come il Giappone, così culturalmente lontano dal nostro. Penso che il linguaggio dell’opera sia universale, ancora di più quando si tratta di autori come Puccini e Verdi. La bellezza è universale e possiamo solo essere onorati di poterla mostrare al mondo”.

 

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