Alexandre Kantorow: il vincitore del Tchaikovsky

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Il ventiduenne Alexandre Kantorow è appena passato alla storia come il primo pianista francese a vincere il celebre Concorso Tchaikovsky. Dopo averne seguito il percorso durante il Concorso a Mosca si presenta l’occasione di intervistarlo prima del secondo Galà dei vincitori.

Dunque, primo premio: te lo aspettavi?

Assolutamente no! Avevo lavorato duramente, certo, ma non avevo alcuna aspettativa. L’unica cosa che speravo era di riuscire a suonare quanto più possibile ciò che avevo studiato, quindi speravo di arrivare in Finale prevalentemente per eseguire i due concerti. Ma soprattutto dal secondo round ho iniziato a percepire una reazione particolare con il pubblico e questo mi ha reso davvero felice!

Ciò che mi ha colpito è stata anche la tua scelta particolare di repertorio, evitando molti dei brani più celebri. Come lo hai costruito?

L’unica cosa cui ho pensato è: «Funzionerebbe in concerto?». Anche al primo round, quando ci sono Bach, gli studi e la sonata classica obbligatori, ho cercato un programma che mi soddisfacesse appieno. Dunque ho iniziato a pensare a tonalità, progressioni, a come si potessero combinare i lavori. Nel secondo round invece c’è molta più libertà e ho scelto brani che amavo profondamente: per me la Seconda Sonata di Brahms è eccessivamente sottovalutata. Ed è un peccato perché è una delle grandi sonate-fantasia, dal carattere quasi di una grande improvvisazione.

E in finale sei tornato su Brahms, con il Secondo Concerto, subito dopo al Secondo di Čajkovskij. Non eri preoccupato dalla stanchezza di eseguire due dei più lunghi e pesanti brani concerti del repertorio?

Sì, era una preoccupazione all’inizio, ma me ne sono anche dimenticato! Contavo sul fatto che l’adrenalina e la voglia di suonare in quella sala avrebbero generato l’energia necessaria. Era la prima volta che eseguivo i due concerti nella stessa serata, dopo Čajkovskij ero morto, mi sono accasciato al suolo chiedendo due minuti di riposo. Ma mi hanno ritirato su e rilanciato sul palco: e in realtà è stato più facile così! Brahms ha un suo peso specifico, più ponderoso che muscolare, ed è stato più facile dopo essermi stancato sul Secondo di Čajkovskij.

E adesso?

Nei prossimi mesi ho dei concerti già programmati, ma da quanto sto notando mi attendono dei mesi folli, considerando tutte le proposte già ricevute in solo un giorno! In agosto però mi sono preso un mese di completa vacanza, lontano dal pianoforte, per riprendermi e recuperare le forze. E ad ottobre c’è la tournée in Giappone per i vincitori!

Un’ultima domanda: di cosa hai bisogno ora per proseguire con la tua crescita musicale?

Ho bisogno di tempo. Tempo per lavorare, per studiare, settimane senza concerti in cui stare a casa e far maturare il repertorio. Ovviamente l’esperienza del palco è qualcosa che non puoi ricreare altrimenti, ma penso che la tua priorità debba sempre essere la musica: bisogna conoscersi abbastanza da sapere quando stai oltrepassando il limite. E in quel momento, rallentare.

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