“Amo la musica del Novecento”: omaggio ad Andrea Camilleri

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Andrea Camilleri ci ha lasciato a 93 anni, un mese esatto dopo il ricovero all’Ospedale Santo Spirito di Roma, dove era stato ricoverato per un arresto cardiaco il 17 giugno. Meno di un anno fa, ai primi di agosto, dialogai piacevolmente con Camilleri per oltre un’ora nel suo buen retiro estivo di Santa Fiora, il borgo ai piedi del Monte Amiata dove lo scrittore siciliano prese casa alcuni decenni fa.

Fui un po’ sorpreso di trovare Camilleri  in Toscana e non in Sicilia. Lui rispose che in Sicilia faceva troppo caldo e sarebbe stato costretto a chiudersi in casa con l’aria condizionata, che detestava.

Seduto al centro di una stanza affacciata sul giardino, Camilleri mi regalò i suoi ricordi di una vita lunghissima e piena di cose, di incontri  e di affetti. Ogni tanto accendeva una sigaretta. Faceva un tiro, poi la lasciava accesa nel posacenere, senza più fumarla. La mente era lucida. I ricordi vividi, spesso allegri, mai appesantiti dalla malinconia. “Vittorio Alfieri”, mi confidò, “scriveva che verso il tramonto della vita viene l’umore nero, ma io non so proprio che cosa sia”.

Andrea Camilleri regista

Camilleri ha dedicato la sua vita al teatro e alla scrittura, ma c’è anche un po’ di spazio per la musica. Una volta, infatti, Camilleri si cimentò con una regia di teatro musicale.

“Sì, al Teatro Donizetti di Bergamo il 30 settembre del 1958 curai la regia di una novità del maestro Alfredo Sangiorgi. Si intitolava San Giovanni Decollato ed ebbe molto successo, tanto che l’anno seguente il sovrintendente Bindo Missiroli (faceva un festival meraviglioso di novità italiane, si chiamava Teatro delle Novità) mi propose di allestire l’opera all’Arena di Verona. Io però rifiutai, ritenendo di non avere la  competenza sufficiente e dato lo scarso numero di giorni di prove a disposizione. Allora dissi di chiamare uno competentissimo, perché a me ci vuole un po’ di tempo, almeno 24 ore,  per distinguere il rumore di due bicchieri che sbattono dal suono di un violino”.

Qui Camilleri si rese conto di averla detta grossa ed esplose in una risata. “Ovviamente era un paradosso”, aggiunse, “ma sono convinto che i registi che fanno l’opera lirica dovrebbero conoscere benissimo la musica, io non ero in quelle condizioni, quindi non ho continuato”.

Cavalleria rusticana

In realtà, molti anni anni dopo, nel maggio del 2012,  Camilleri fu chiamato a dare un contributo di idee per per “Cavalleria Rusticana”, in scena al Teatro Carlo Felice di Genova con la regia di Rocco Mortelliti. In rete si trova anche un video in cui Camilleri spiega a Mortelliti il tipo di coltello che dovrebbe essere usato in scena.

Chiesi a Camilleri quali fossero le sue opere liriche preferite e mi diede una riposta non scontata, confidando di avere in materia “gusti rognosi”: “Ci sono due opere che mi interessano moltissimo, entrambe di Alban Berg. Sono il Wozzeck, che mi piace enormemente, e l’altra  è la Lulu, tratta dalla commedia di Frank Wedekind”. Camilleri aggiunse di amare molto e di ascoltare spesso anche la musica di Arnold Schönberg e Giacinto Scelsi . Come mai questa passione per la musica del Novecento? “Non glielo so dire”, rispose, “forse la capisco di più, la trovo più consona”.

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