Alessandro Preziosi tra i protagonisti del Festival Armonie d’Arte

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Dualità, dualismi, duetti: è dedicata al dialogo l’edizione 2017 del prestigioso Armonie d’Arte Festival, significativamente intitolata “Duets”.

Tra i numerosi spettacoli e concerti ospitati nel suggestivo Parco Archeologico Scolacium di Borgia (CZ), il tema della rassegna, nelle sua declinazione socratica di “sommo bene”, tornerà anche nell’evento speciale del 25 luglio 2017: l’esecuzione Mamma Natuzza, Canto alla Bellezza del compositore Vincenzo Palermo, un oratorio sacro per voce recitante, soli (soprano e baritono), clarinetto concertante, coro misto, coro di voci bianche e orchestra, ispirato alla nota mistica di Paravati, «personaggio carismatico e centrale nell’immaginario collettivo calabrese secondo lo stesso autore per la sua capacità di dialogare a cuore aperto con Dio da semplice donna, da “verme di terra” come soleva definirsi».

Il carattere sacro del testo di S. E. Mons. Luigi Renzo (da un’idea di Bruno di Girolamo), dedicato alla vita e all’opera spirituale di Fortunata Evolo, detta Natuzza, con l’intento di dare un ulteriore impulso al processo di beatificazione, e gli ideali di semplicità e spontaneità comunicativa che ne hanno sempre caratterizzato la figura, hanno trovato una sintesi espressiva nel rinnovato genere oratoriale. Come sottolineato dallo stesso Vincenzo Palermo, «questo oratorio si collega alle origini del genere rappresentativo sacro per eccellenza che, già nel XVII secolo, era ampiamente ancorato all’idea di meraviglia, di teatralità e soprattutto di eterogeneità sonora, raggiungibile con l’impiego di pochi mezzi rispetto al contemporaneo melodramma. Come già accadeva nel Seicento, la carica evocativa della musica e del canto conduce alla rinuncia della dimensione visiva, mentre l’”alea” interpretativa del parlato connota di sfumature nuove il racconto emotivo della musica, conferendo risalto e struttura al canto».

Voce narrante, i cui registri cangianti sono a volte chiamati ad integrarsi con il tessuto orchestrale e persino con la scrittura vocale, è il noto e affascinante attore teatrale, televisivo e cinematografico Alessandro Preziosi: «la figura dell’historicus o del narratore seicentesco si affida alla contemporaneità del parlato più che al recitativo musicale, trasformando un genere ad alto contenuto emozionale come l’oratorio, in un contenitore di altre esperienze narrative e rappresentative, in dialogo con i linguaggi del sonoro applicato alle immagini» (V. Palermo).

Alla vocalità limpida, svettante e ricca di sfumature del soprano di coloratura Sarah Baratta, per cui la parte della mistica è stata scritta, è affidato l’arduo compito di trasmettere la forza e il contenuto emotivo delle parole di Natuzza. La giovane interprete, tra le più affermate nel panorama lirico italiano, è stata protagonista negli ultimi anni di un vasto repertorio, che spazia dalla liricità drammatica del verismo al virtuosismo vocale händeliano e mozartiano, dalla vocalità affettuosa con risvolti comici e briosi a quella ottocentesca culminante nella Traviata, opera che insieme al Rigoletto le è valsa la recentissima ammissione alla prima Accademia Lirica Verdiana.

Il colore morbido e brunito della voce baritonale del cosentino Luca Bruno ha ispirato i vari personaggi maschili dell’oratorio, fortemente caratterizzati dal punto di visto timbrico: il Padre Agostino Gemelli, primo esaminatore delle manifestazioni paranormali di Natuzza e responsabile del suo internamento in manicomio, Padre Pio di Pietrelcina, oggi San Pio, e Gesù, nell’episodio delle visioni. In linea con la tradizione dell’oratorio, il baritono incarna di volta in volta un personaggio reale, in alternanza drammatica con il soprano o con la voce recitante, una voce narrante astratta, che partecipa in contrappunto al commento del coro misto o si fa portavoce di messaggi spirituali e insegnamenti, dialogando col coro di voci bianche. Emerge così la versatilità del cantante, acquisita attraverso molteplici esperienze in ruoli verdiani, donizettiani, nonché in quelli comici tardo-settecenteschi (da Salieri a Mozart).

Il Coro Lirico “Francesco Cilèa”, diretto da Bruno Tirotta, sostiene una scrittura che spazia dallo stile palestriniano a quello di “coro russo”, dal fugato rigoroso al gospel o al coro a bocca chiusa, mentre l’immediata spiritualità è affidata al Coro di voci bianche “Gustav Mahler”, diretto da Alexandra Rudakova.

Nella sezione strumentale, oltre al quintetto tradizionale dell’orchestra d’archi, un ruolo solistico e concertante è affidato al clarinetto di Bruno Di Girolamo, nonché alle arpe di Albarosa Di Lieto e di Emanuela De Zarlo, e al pianoforte di Ilaria Ganeri.

La concertazione dell’orchestra in residenza (progetto interculturale in collaborazione con l’ente Musica Insieme, con 6 nazioni rappresentate) – quest’anno l’Orchestra Sinfonica di stato dell’Udmurtia “Cajkovskij” – e la direzione musicale sono affidate all’esperta bacchetta di Maurizio Dones.

Emerge quindi un grande “polittico” sacro, in cui ogni episodio mantiene una sua connotazione formale-stilistica, dal gregoriano al contrappunto modale, dalla fuga arcaica quasi tonale al coro maschile modale, fino al melodramma e alla “musica per immagini”, allo scopo di elevare quel “Canto alla Bellezza”, ovvero a «Dio stesso contemplato nella sua grandezza e insieme nella sua semplicità offerta al cuore dell’umanità come modello infinito».

Foto di copertina: Alessandro Preziosi

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