Frédéric Olivieri: presente e futuro del Corpo di ballo alla Scala

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Già direttore artistico del Corpo di ballo del Teatro alla Scala nel quinquennio 2002-2007, Frédéric Olivieri torna alla testa della compagnia dopo dieci anni alla direzione della Scuola di Ballo dell’Accademia scaligera. La vacanza di ruolo seguita alle dimissioni di Mauro Bigonzetti ha visto il Maestro francese guidare ad interim la compagnia nel corso dell’ultima stagione, con risultati che hanno convinto il Sovrintendente Alexander Pereira a conferirgli la nomina a direttore per il prossimo triennio.

Maestro Olivieri, come ha ritrovato la compagnia a distanza di un decennio e dopo tre direttori succedutisi?

«Per la maggior parte già la conoscevo: ho ritrovato molti ballerini con i quali avevo lavorato e tanti altri che sono stati miei allievi alla Scuola di ballo. La compagnia è in ottima forma e soprattutto animata da grande passione, dalla voglia di impegnarsi e di crescere. Si avverte l’attesa di nuove produzioni, del ritorno dei grandi coreografi, di una stagione importante. L’energia è palpabile: basta entrare in sala prova».

Al suo arrivo qual era lo stato d’animo di una compagnia senza direttore nel pieno della stagione?

«Sono subentrato in un momento delicato, in occasione della tournée a Parigi. I ballerini avevano bisogno di un punto di riferimento, di una guida responsabile, che hanno trovato in me anche grazie alla conoscenza che mi lega alle loro diverse generazioni».

La direzione settenale di Makhar Vaziev, com’è prassi russa, ha privilegiato i ballerini più giovani. Lei come intende procedere nel delicato confronto tra generazioni all’interno della compagnia?

«Crescere i giovani talenti è una missione per una compagnia di balletto e deve avvenire a ritmi sostenuti, ma io non manderò mai in scena un ballerino non pronto. Il talento e l’artisticità non bastano, ci vuole quella preparazione che evita ai debuttanti di bruciarsi, la gradualità necessaria per crescere e svilupparsi. Bisogna mantenere il rispetto e guardare all’esempio di coloro che sono in compagnia da tempo, che non a caso sono Primi ballerini. Ma i ballerini devono capire che è importante dare oppurtunità a tutti, a chi ha esperienza e a chi debutta, anche secondo le volontà dei coreografi ospiti».

Conoscendo uno a uno i diplomati della Scuola li privilegierà nelle audizioni scaligere?

«I migliori certamente sì. È loro stesso desiderio, per il legame forte che esiste tra la Scuola e il Teatro, entrare in Scala. Anche se molti, come accade oggi ai giovani, desiderano prima fare un’esperienza all’estero, magari per un anno. Ma io li tengo d’occhio, soprattutto quei tanti che fanno carriera, in vista di un ritorno alla casa madre. Tuttavia non ho preclusioni e ben vengano alle audizioni anche ballerini formatisi in altre scuole».

Nell’organico dei maîtres de ballet potrebbero esserci cambiamenti?

«Valuterò con il tempo. Certo ho già iniziato a incrementare gli inviti di maestri ospiti, per 2 o 3 settimane: un contributo di grande arricchimento per la compagnia. Personalmente amo quei maîtres che sappiano dare lezioni dal senso artistico profondo, non solo tecnico, riuscendo ad entusiasmare i ballerini professionisti».

Venendo alla stagione 2017-2018 appena presentata: è soddisfatto? La rappresenta pienamente?

«Sì, sono molto soddisfatto. Benché abbia avuto poco tempo per prepararla è proprio come la volevo, in equilibrio tra balletti classici e titoli moderni che la compagnia deve ballare e il pubblico vedere».

Ripercorriamola dunque, a partire dal titolo inaugurale: La Dame aux camélias.

«Da ex ballerino di John Neumerier non potevo non avere il suo balletto più bello, La Dame aux caméliax, che io stesso introdussi nel repertorio scaligero. Accanto a Roberto Bolle ci sarà Svetlana Zakharova, che nel ruolo di Marguerite vedremo per la prima volta alla Scala. Sto pensando anche a un’altra coppia di ospiti, emergenti. Il balletto offre comunque alla compagnia molte opportunità di ruoli solistici».

Come mai la scelta di Heinz Spoerli con Goldberg-Variationen?

«Anche Heinz Spoerli è tra i miei coreografi d’elezione da quando fui maître de ballet allo Zürich Ballett che dirigeva. Questo nuovo titolo rientra nel progetto di avere ogni stagione un balletto su musiche da camera».

Presenta una novità la successiva serata a tre titoli.

«Sì: Mahler 10 della coreografa canadese Aszure Barton, che è venuta a vedere la compagnia e ne è rimasta molto favorevolmente impressionata. Una nuova creazione, come avverrà ogni stagione. In programma anche Petite Mort, capolavoro di Jirí Kylián che io stesso portai alla Scala, e Bolero di Béjart, un artista con il quale ebbi una relazione privilegiata grazie al mio maestro Victor Ullate. Non è  facile ottenere quel balletto, ma mi sono impegnato e su quel tavolo leggendario ci sarà Roberto Bolle».

Assente dal XIX secolo, si vedrà sul palcoscenico della Scala Le Corsaire. Perché ha scelto la produzione di Anna-Marie Holmes?

«Le Corsaire era un titolo che già all’epoca della mia prima direzione desideravo per La Scala: questa produzione è brillante e compatta e offre molti ruoli ai nostri ballerini. Con Anna-Marie Holmes, che ha conosciuto la compagnia, abbiamo concordato che non ci sarà bisogno di ospiti. Nel nuovo allestimento di Luisa Spinatelli sarà un bellissimo spettacolo».

Ritiene ancora importante per La Scala avere in repertorio balletti di Nureyev?

«La Serata Nureyev e il ritorno di Don Chisciotte ribadiscono la necessità per una compagnia come La Scala, con cui il ballerino e coreografo ebbe un legame forte, di conservare in repertorio i suoi balletti. Conobbi bene Nureyev per essere stato Solista all’Opéra di Parigi all’epoca della sua direzione e so per esperienza che le sue coreografie sembrano inutilmente complesse ma quando sono ben introiettate risultano perfettamente musicali».

Chiude L’Histore de Manon di Kenneth MacMillan: non ha pensato ad altri titoli meno noti del coreografo inglese?

«L’Histore de Manon è un balletto molto amato dalla compagnia e dal pubblico, che questa stagione vede il ritorno di Svetlana Zakharova e Roberto Bolle. Sì, certo, ci sono altri bellissimi titoli di MacMillan da prendere in considerazione. Vedremo…».

Infine: con che spirito ritorna a dirigere il Corpo di ballo dopo tanti anni?

«L’esperienza alla Scuola di ballo mi ha dato la visione dell’interezza del percorso scaligero e dell’appartenenza a una grande tradizione della quale ormai mi sento parte. Oggi ritorno dopo un percorso che mi ha fatto capire come sviluppare al meglio la linea artistica di questo teatro».

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