A Taranto il Giovanni Paisiello Festival

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Con la proposta dei titoli La serva padrona e Il Barbiere di Siviglia, ovvero la precauzione inutile, il Giovanni Paisiello Festival segna un importante affermazione che apre nuove prospettive di crescita alla rassegna promossa dagli Amici della Musica Arcangelo Speranza e diretta da Lorenzo Mattei. Fra le proposte della quindicesima edizione svoltasi a settembre, le due opere destavano fervente interesse e attesa. E il successo non si è fatto attendere.

La serva padrona (intermezzo a due voci del 1781 su libretto di Gennaro Antonio Federico, lo stesso musicato da Pergolesi), rappresentata nel chiostro del Museo Diocesano di Taranto, città natale di Paisiello, con replica anche a Bari, è stata realizzata in coproduzione con l’associazione polifonica Florilegium Vocis. Sul podio dell’Orchestra Barocca Santa Teresa dei Maschi, Sabino Manzo ha realizzato una pregevole esecuzione. La cura del fraseggio, dei timbri orchestrali avvalorata dall’uso di strumenti storici hanno messo in luce un’efficace corrispondenza fra narrazione musicale e azione scenica. Chicco Passaro (che ha curato regia, scene e costumi) ha letto la vicenda in chiave Anni Cinquanta conferendo una gradevole modernità all’azione che ha visto apprezzati interpreti Valeria La Grotta nel ruolo di Serpina (voce versatile e padronanza scenica) e Giuseppe Naviglio con autorevole bravura in quello del nobile Uberto. La mimica di Gabriele Salonne nei panni di Vespone ha impreziosito la scena.

Il Barbiere di Siviglia, come l’intermezzo, fu scritta da Paisiello, durante l’ultimo periodo della sua lunga permanenza in Russia, alla corte di Caterina II la Grande. Era il 1782, l’opera ebbe successo crescente fino al 1816, anno della morte del compositore, poi il Barbiere rossiniano ebbe il sopravvento.

L’edizione messa in scena nel suggestivo chiostro di Sant’Antonio nasce da una felice coproduzione fra il Giovanni Paisiello Festival e l’associazione VoceAllOpera, il cui esito prova la tesi che puntare sui giovani può rivelarsi una scelta vincente. Una ben sortita compagine vocale ha interpretato l’azione giocosa, affidata alla sapiente regia di Gianmaria Aliverta. Nello spazio scenico essenziale la narrazione si è rivelata assai gradevole e la musica di Paisiello protagonista assoluta. Bravo Fabio Maggio, giovanissimo direttore che alla guida dell’Orchestra da Camera del Giovanni Paisiello Festival ha risolto con destrezza il ricco ordito musicale.

Nel cast si sono distinti ottimamente Néstor Losàn nel ruolo del Conte d’Almaviva alias Lindoro e Graziana Palazzo voce duttile per una docile Rosina. Meritati consensi per Gabriele Nani (brillante Figaro), Luca Simonetti (molto bravo in Don Bartolo) e Luca Vianello (Don Basilio) che ha reso con giusto humour l’aria della calunnia. La compagine si completava con Maurizio De Valerio (il giovinetto e un Alcade) e Gabriele Faccialà (lo svegliato e un Notaro).

Per tutti lunghi e calorosi applausi.

Immagine di copertina: Néstor Losàn

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