Il n’est pas comme nous!, buona la prima

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Il Festival Pontino ha ospitato la prima italiana di Il n’est pas comme nous!. L’opera di Solbiati è una favola senza tempo ispirata a un racconto di Cervantes

Mathilde Barthélemy in Il n’est pas comme nous! di Alessandro Solbiati

Mathilde Barthélemy in Il n’est pas comme nous! di Alessandro Solbiati

Negli “Incontri internazionali di musica contemporanea” che hanno introdotto il 54esimo Festival Pontino, tra i momenti di rilievo si è avuta la “prima” italiana di Il n’est pas comme nous! Une fable de tous les temps, di Alessandro Solbiati. È un’azione scenica per voce femminile cantante e recitante, e piccolo ensemble strumentale, tratta da El retablo (teatrino) de las maravillas di Miguel de Cervantes.

Nella stessa serata, altra breve novità, Breccia nel suono, del giovane Luca Ricci, allievo nel corso di composizione che Solbiati stesso tiene a Sermoneta, in seno al Festival: qui, fra i tre archi di ATMusica si diffonde un fitto intreccio, le cui risorse affiorano liberamente all’inizio, tracciando un orizzonte in vivace movimento, per poi essere ricondotte alla dimensione di linguaggio strutturato.

La storia

La favola di Cervantes, dalla quale Solbiati ha ricavato Il n’est pas comme nous!, si ispira a un archetipo che si perde nel tempo; nel tempo ha suggerito racconti analoghi in altre letterature. Il protagonista, Chanfalla, è un ciarlatano che, con la sua compagna Chirinos, campa allestendo spettacoli da un villaggio all’altro.

Chanfalla si introduce negli ambienti del potere e nelle dimore dei signorotti locali; annuncia che nel suo retablo si possono cogliere visioni eccezionali. A una condizione, però: che si appartenga alla parte “giusta” della società spagnola secentesca. Cioè le visioni sono accessibili soltanto a chi non è figlio illegittimo, e a chi è “vecchio cristiano”, e quindi non ha sangue giudaico o moresco nelle sue vene, in base agli “Statuti sulla purezza del sangue” vigenti all’epoca.

Quindi, se qualcuno affermasse che nel retablo non vede nulla, allora vorrebbe dire che è uno di quegli impuri da scacciare. Tutti se ne guardano bene, e si adeguano convinti all’inganno.

Perfetto il tema, perfetti gli interpreti

Insomma, come in ogni epoca, gli integrati e gli esclusi, che sono poi i diversi da noi, da mettere al bando. Perfetta attualità di Cervantes… Impeccabili gli interpreti dell’ATMusica Ensemble, composto da Saori Furukawa, violino, Gilles Deliège, viola, Myrtille Hetzel, violoncello, Renaud Détruit, percussioni, e da una strepitosa Mathilde Barthélemy, voce recitante e canto, punta di diamante dello spettacolo con la sua proteiforme presenza.

Solbiati riorganizza il testo in episodi, e li caratterizza con una scrittura strumentale che funzionalmente riveste e sostiene la storia. Il che avviene introducendo dosaggi e profili diversi nei successivi momenti, differenziando le densità; ed usando il limitato organico in mutevoli colori, per contrassegnare il più possibile le fasi del racconto. Una dimostrazione di esperto artigianato, che garantisce la felice riuscita.

Francesco Arturo Saponaro

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