Social e streaming: la Musica al tempo del Coronavirus non si ferma ma chiede provvedimenti urgenti

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Io sono rimasta a casa. A Milano. E quando ho sentito dalle finestre aperte di un centro città deserto uscire le note di Nessun dorma ho capito che #lamusicanonsiferma e che – alla fine, un giorno – #andràtuttobene.

La voce di Luciano Pavarotti (sì lui Big Luciano) cantava «Dilegua, o notte!… Tramontate, stelle!… Vincerò, all’alba vincerò», le parole che Calaf pronuncia mentre attende lo svanire della notte e il sorge del sole quando potrà sciogliere il cuore di ghiaccio della principessa Turandot.

E improvvisamente quella che solo pochi giorni fa avrei bollato come una performance kitsch nazionalpopolare degna del Volo e di Albano Carrisi assumeva una forza emotiva e una valenza simbolica liberatorie e potentissime.

Perché Giacomo Puccini e quella sua romanza celeberrima della Turandot, scritta 100 anni fa, sono il segno di un’identità che è nazionale nel senso più bello del termine, perché è l’identità di una comunità.

Dopo il primo momento di choc anche il mondo della musica classica italiana (e dintorni, non è il momento di barriere, ne abbiamo di sufficienti e invisibili) si sta mobilitando e attrezzando. Penso alla petizione #velesuoniamo lanciata da Paolo Fresu che chiede al governo tutele e ammortizzatori sociali per i lavoratori della musica. Firmatela su change.org.

E penso ai concerti e alle opere in streaming su siti e social, prima di tutte l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia con il suo accordo con RaiCultura e i concerti in streaming su RaiPlay e le lezioni-concerto educational per bambini. E così l’Opera di Roma, il Rossini Opera Festival, il Carlo Felice di Genova, il Massimo di Palermo, il Comunale di Bologna, il Maggio Musicale, il San Carlo, la Fenice, la Chigiana, la Filarmonica della Scala…

E ci sono le campagne social come #WeAreLaScala oppure i video estemporanei come quello divenuto virale postato dai ballerini del Teatro milanese.

Insomma, pure in questi giorni di silenzio e paura la musica non si ferma.

Ma ogni giorno si perdono denaro (un milione a settimana, ha dichiarato il sovrintendente del Teatro alla Scala Dominique Meyer al Corriere della Sera) e si perdono sicurezze.

Ora davvero si attendono dal Governo provvedimenti urgenti a sostegno di un comparto vitale come quello del settore cultura e spettacolo che rappresenta l’Italia nel mondo. Il presidente di Federvivo, la federazione che all’interno dell’Agis racchiude i comparti dello spettacolo da vivo, Filippo Fonsatti, ha dichiarato all’AGI che una stima cauta basata su dati Siae «indica una perdita in questa settimana di 10,1 milioni di euro al botteghino e la cancellazione di 7.400 spettacoli».

Intanto, io resto a casa come i miei colleghi di Amadeus e della casa editrice, ma da casa lavoriamo per voi, per chi la musica la fa, la suona, la scrive, la incide, la studia, la insegna, la ascolta e la legge. Stiamo lavorando con tutti i collaboratori a un numero speciale di

Amadeus che sarà in edicola tra poche settimane quando speriamo tutti noi potremo uscire per le strade.

Poi verrà il tempo di tornare a stare seduti in sicurezza gli uni accanto agli altri insieme nei teatri d’opera e nelle sale da concerto.

E quando tutto sarà passato vi offriremo un giornale online e dei social ancora più utili e complementari. Perché Amadeus vuole essere di carta e digital, da sfogliare e da cliccare. Vuole essere da leggere, da vedere, da ascoltare, vuole raccontare molte storie e avere molte voci, molti linguaggi e molti canali. Ma ha una sola anima.

Paola Molfino
Direttore Amadeus

photo credit GettyImages

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