Ray: una colonna sonora indimenticabile

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Nel 2004, il Toronto Film Festival ospita il debutto di un biopic più che degno di lode. L’artista a cui è dedicato avrebbe dovuto presenziare alla sua anteprima, ma purtroppo la sua scomparsa sopraggiunge qualche mese prima dell’evento. Il film in questione è Ray e il suo protagonista è ovviamente Ray Charles.

Taylord Hackford a scrivere, produrre e dirigere il lungometraggio, scegliendo come attore protagonista un Jamie Foxx che, ben presto, viene sommerso dai premi cinematografici più prestigiosi. Ovviamente, se la macchina da presa indaga la vita del genio del soul (e non solo), la colonna sonora non può essere una semplice rassegna di tracce, bensì diventa una vera ricerca filologica. I brani selezionati, quelli che raccontano in modo particolare la carriera di Ray Charles tra gli anni ‘50 e ‘60, emergono dalle registrazioni in studio e live originali, mentre lo stesso artista approva personalmente il loro inserimento nella pellicola.

Una nota particolare: quando la colonna sonora del film viene pubblicata, esce in doppio album. Il primo disco raccoglie i brani principali del film, mentre More Music From Ray propone una più ampia selezione di canzoni e generi musicali. Tra questi, sono presenti anche tre inediti, come quello in cui lo stesso Charles accompagna al piano Chris Thomas King, il bluesman di Baton Rouge nonché attore con all’attivo diversi film.

Pur non interpretando la linea vocale di Charles, Foxx suona realmente il piano nei brani del film, tra i quali sono presenti una What I’d Say che divora le classifiche, così come un struggente Georgia On My Mind, eletta inno dello stato americano, appunto la Georgia. Non può mancare una I Got A Woman, brano simbolo dell’ascesa di Ray Charles, che mutua dal gospel, e quindi da un registro prettamente religioso,i suoi accenti ritmici, insinuandosi tra il rhythm’n’blues e diventando vero e proprio brano pop. Un passaggio fondamentale, poiché Ray Charles non solo ha infranto le barriere tra la musica nera e quella bianca, ma si è lasciato alle spalle la divisione dei generi, intercettando blues, jazz, rock’n’roll e scivolando sugli arrangiamenti orchestrali.

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