Il Raffaello Tour di Simone Vallerotonda

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È iniziato il 12 febbraio, con un’anteprima a Roma, il Raffaello Tour 2020 di Simone Vallerotonda. 20 tappe in giro per il mondo con il supporto di CIDIM, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Istituti Italiani di Cultura e Ambasciate d’Italia all’estero, Early Music Festivals. Di seguito la riflessione del liutista romano.

«Ogni liutista sa che il liuto rinascimentale è il “motore immobile” della famiglia dei liuti. Da esso tutto nasce, tutto si trasforma e si evolve in altre forme. È fondamentale partirvi per capire il “prima e il poi” di tutto il repertorio del Rinascimento fino ad arrivare al tardo Barocco.

Sul liuto rinascimentale a sei cori spesso si mettono le mani all’inizio degli studi e spesso, purtroppo, lo si abbandona velocemente per passare al repertorio barocco, più immediato e luccicante. Io stesso, dopo aver iniziato gli studi su di esso, imparandovi la tecnica e il suo linguaggio, sono stato rapito da chitarre barocche, chitarroni e arciliuti, strumenti con più corde, più complessi nella loro forma e nella loro gestione. Solo ora, dopo anni, ho deciso di tornare alle origini: la musica italiana per liuto del primo Cinquecento.

I ricercari, le fantasie, la musica vocale intavolata e le danze dei più grandi autori della storia di questo strumento, come Francesco da Milano, Albert de Rippe, Marco da L’Aquila, Capirola, Spinacino, Dalza, sono riaffiorati come ricordi lontani e hanno allo stesso tempo svelato la loro incredibile modernità.

La sperimentazione contrappuntistica legata al linguaggio modale, messa a servizio delle possibilità espressive dello strumento, è la vera novità di questo repertorio, troppo spesso letto unicamente con un occhio “simmetrico”, che tuttavia è proprio del secolo in ogni sua forma d’arte. Ma oltre alla simmetria e alla ricerca del “rapporto perfetto” ispirato dal canone di Bellezza dell’antica Grecia, ci sono, più velati e meno appariscenti nella loro espressione, direi più eleganti, tanti piccoli tentativi di andare oltre la forma perfetta del cerchio.

Il tutto abilmente attuato con tinte meno forti di quelle che saranno proprie del secolo successivo, il Barocco, ma non meno concrete e suggestive nella loro efficacia. Ecco così che la visionaria maestria di brani spesso brevi, essenziali nella ricerca dei suoni, tecnicamente tra le vette più alte e difficili della letteratura dello strumento, aprono squarci sul futuro, brillano come un diamante che riflette innumerevoli prospettive, ed hanno nella loro minimale completezza, tutta la profondità di quella ricerca della perfezione che mai chiude il cerchio».

Simone Vallerotonda

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