Peter Grimes al Comunale di Bologna secondo Juraj Valčuha e Cesare Lievi

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Per la prima volta in scena al Teatro Comunale di Bologna, il capolavoro britteniano si presenta in un allestimento di successo, frutto di una coproduzione del 2005 fra il Teatro Comunale di Modena e i teatri di Ferrara e Ravenna. La regia di Cesare Lievi si mostra pertinente, fedele al testo di Slater-Britten, perfino rispettosa dei dominii puramente musicali dell’opera: i sei splendidi interludi sinfonici sono stati infatti eseguiti a sipario chiuso, restituendogli anche l’originaria funzione  di accompagnare i cambi di scena. Ottima anche la gestione dello spazio, spesso rigorosamente affollato dagli abitanti del Borgo, e dei tempi drammatici, esemplificata da una corretta “staticità” scenica nei momenti più “lirici” (il quartetto del secondo atto «From the gutter, why should we» e nell’aria di Ellen «Embroidery in childhood was»).

Nell’interpretazione del regista, Peter Grimes diviene simbolo dell’artista sognatore: un uomo non malvagio, ma irrimediabilmente diverso; da qui il distacco, reso sempre scenicamente evidente, con la comunità, intrisa di paura, rabbia, ipocrisia e “gossip”; in certi momenti Grimes si rivela perfino tenero negli atteggiamenti col suo giovane apprendista, come ad esempio nel secondo atto, quando lo aiuta a vestirsi e a indossare giacca e berretto, rivelandosi molto più umano dei suoi compaesani; allo stesso modo Ellen si mostra sempre paziente e gentile verso Peter, standogli accanto anche nei momenti più tesi fra i due.

Anche le scene di Csaba Antal si rivelano rispettose delle indicazioni del libretto, mostrando, di volta in volta, la piazza del paese su cui si affacciano i lignei edifici principali, la fumosa taverna al neon del “Boar”, la barca-roulotte di Grimes, talvolta impreziosite da un trasparente telo increspato che scende nei momenti in cui si fa più sentire la presenza di un altro importante personaggio per l’economia del dramma: il mare. Insieme alla scenografia, i costumi di Marina Luxardo contribuiscono a definire un’ambientazione in stile anni Trenta del Novecento, che non altera affatto l’atmosfera opprimente del malevolo piccolo borgo. Efficaci le luci di Luigi Saccomandi, palesate al meglio nelle variazioni di tono e intensità sfruttate in modo sia naturalistico che psicologico, nel rosso che illumina il palco durante gli interludi sinfonici, e nel sole che risplende sprezzante al termine dell’ultimo atto.

Splendida è stata pure la direzione decisa di Juraj Valčuha, pulita, attenta alle più piccole sfumature e poderosa quando necessario. Ottima l’esibizione dei molti interpreti in scena, tanto dal punto di vista canoro, quanto da quello della recitazione, curata nei minimi dettagli; Ian Storey nel ruolo del protagonista esibisce una voce perfetta, un atteggiamento tanto orgoglioso quanto alienato e offre una magistrale interpretazione del monologo finale, una vera e propria “scena di pazzia”; la Ellen Orford di Charlotte-Anne Shipley inanella una serie di scene culminanti, dalla “predica evangelica” del primo atto, all’esternazione di pura bontà nel rapporto col bambino e con Peter Grimes; lodevole presenza scenica e vocale per il Capitano Balstrode di Mark S. Doss, mentre Paolo Antognetti interpreta un Bob Boles “schizzato”, pescatore metodista sempre super agitato e grottescamente caratterizzato da un paio di occhiali da sole, a cui ben si attaglia l’“untuosità” della voce; lo stesso dicasi per il farmacista Ned Keene (Maurizio Leoni) e il reverendo Adams (Saverio Bambi). Buona prova anche per le donne del paese, incarnate nella minacciosa presenza di Mrs. Sedley (Kamelia Kader), nella proprietaria del “Boar”, Auntie (una Gabriella Sborgi dal bel timbro scuro), sempre accompagnata dalle due “nipotine” (le cinguettanti Chiara Notarnicola e Sandra Pastrana), la cui funzione viene esplicitata alla perfezione nel corso dello spettacolo; meritevoli pure John Molloy e Luca Gallo, rispettivamente nei ruoli dell’avvocato Mr. Swallow e del carrettiere Hobson.

Da ultimo, lo spettacolo ha offerto una magistrale interpretazione prossemico-musicale del coro (preparato da Andrea Faidutti), “personaggio” essenziale e presente spessissimo in scena con i suoi maniacali, meccanici e nevrotici bisbigli atti ad incarnare le malignità e le dicerie del Borgo, vero responsabile della morte di Peter Grimes. Al termine della serata non sono mancati i calorosi applausi del pubblico, che sembra aver gradito e compreso fino in fondo ogni componente di uno spettacolo indubbiamente ben riuscito.

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