Paavo Järvi sul podio della Tonhalle-Orchester Zürich con l’oboista spagnola Cristina Gómez Godoy

in News
  1. Home
  2. News
  3. Paavo Järvi sul podio della Tonhalle-Orchester Zürich con l’oboista spagnola Cristina Gómez Godoy

La splendida Grosse Tonhalle – fiore all’occhiello dello storico e monumentale edificio vista lago recentemente rinnovato da cui prende il nome – ha accolto il 2 febbraio 2024, in replica il 3, un importante Concerto della Tonhalle-Orchester Zürich che segna per Paavo Järvi l’inizio del ciclo dedicato alle sinfonie di Gustav Mahler. In programma il Concerto in Do maggiore per oboe e orchestra KV 314 di Wolfgang Amadeus Mozart, solista Cristina Gómez Godoy, e la Sinfonia n. 5 in Do diesis minore di Gustav Mahler, sul podio, appunto, Paavo Järvi. Direttore musicale della compagine orchestrale svizzera dal 2019, il cui incarico è rinnovato fino al 2029. Il tempo di Mahler è arrivato. Anche per l’orchestra di Zurigo. Ma, ad aprire la serata, l’incredibile talento della stella dell’oboe, di origine spagnola, Cristina Gómez Godoy. Premiata al 60° Concorso Internazionale di Musica Ard di Monaco, dal 2013 oboe solista della Staatskapelle Berlin sotto la direzione di Daniel Barenboim e dal 2015 docente presso l’Universität der Künste Berlin (UdK), Gómez Godoy è oggi protagonista di una carriera in vertiginosa ascesa. La sua lettura del Concerto di Mozart, uno dei capisaldi del repertorio oboistico, evidenzia il carattere brillante e vivace della scrittura. Ma soprattutto rivela musicalità, espressività e assoluta padronanza dello strumento. Il suono è fluido, scuro, rotondo ed omogeneo in ogni registro. Muove con estrema naturalezza tra sfumature dinamiche da pianissimi mozzafiato a colori dalle tinte più accese. L’oboe tra le mani di Cristina Gómez Godoy, insomma, pare uno strumento “semplice”. Ma è la seconda parte del programma che vede protagonista la monumentale Sinfonia n. 5 in Do diesis minore a suscitare nel pubblico maggiore entusiasmo. Opera monumentale composta da Mahler durante il periodo di villeggiatura di Meiernigg tra il 1901 e il 1902 e poi rielaborata più volte fino alle ultime varianti del 1911. La sua lettura desta qualche perplessità, probabilmente a ragione dell’acustica della sala ancora in fase di “scoperta” o la cui conoscenza è ancora in evoluzione, proprio come accade per gli strumenti. L’organico è denso e corposo. La bacchetta di Järvi forgia il suono dell’orchestra, il risultato è forse meno ricco di pathos e chiaroscuri di come la scrittura vorrebbe, nonostante le immagini evocate di stati d’animo e l’abbandono alla suggestione dei sensi emergano evidenti fin dalla tonalità d’impianto della sinfonia. «É fatta di musica appassionata, selvaggia, piena di pathos, briosa, solenne, delicata e piena di tutte le sensazioni dell’anima umana», parole dedicate da Bruno Walter a questa Quinta Sinfonia. La dilatazione dei tempi, la sempre maggiore densità dei contenuti sviluppati in forza della loro astrattezza raggiungono l’apice nel centro della sinfonia, il terzo movimento, lo Scherzo: un trasognato valzer viennese dal carattere selvaggiamente tracotante. Lo stesso Mahler descrive questo movimento come «estremamente difficile da portare a termine, per via della struttura e dell’enorme abilità artistica richiesta in ogni relazione e dettaglio. Come in un duomo gotico, l’apparente confusione deve tramutarsi in supremo ordine e armonia […]» Dalla sprizzante vitalità si passa al lacerante dolore dell’addio del celebre Adagietto, per concludere sull’ironica serenità del Finale. In qualche misura lontana rispetto alle aspettative la resa dal punto di vista espressivo. La lettura di queste pagine risulta partecipe anche se pare che le molteplici sfumature della vasta tavolozza di colori a cui si potrebbe attingere si riducano quasi ai colori primari, o meglio che – non è chiaro se a ragione dell’acustica particolare della sala – muovano tra le sonorità di mezzoforte e fortissimo tralasciando quelle più lievi. Così, per la medesima ragione difficoltoso è parso individuare di volta in volta l’emergere delle singole voci nella complessità architettonica della scrittura. La serata si è comunque conclusa con applausi scroscianti ed entusiasmo per l’inizio di questa nuova intrapresa mahleriana. © Riproduzione riservata.

Zurigo, 2 febbraio 2024, Paavo Järvi alla testa della Tonhalle-Orchester Zürich con l’oboista spagnola Cristina Gómez Godoy . © Alberto Venzago
Il ritorno di Riccardo Muti alla Scala alla guida della “sua” Chicago Symphony Orchestra
Scala, grande successo per il pianista Bertrand Chamayou e la Filarmonica diretta da Philippe Jordan

Potrebbe interessarti anche

Menu