Operadagen: il teatro è vivo

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Con oltre cento spettacoli nei teatri della città e performances open air, Operadagen mostra il lato moderno del teatro. Ecco gli spettacoli in programma a maggio

Operadagen: il teatro è vivo

Uno spettacolo di Operadagen a Rotterdam nell’edizione 2017

È diventato il punto di riferimento mondiale per l’opera contemporanea. Mostra cosa si può inventare di nuovo nel teatro musicale, nei suoi aspetti musicali, scenici, drammaturgici; nelle possibilità di interazione con il pubblico, nell’uso delle nuove tecnologie, nel confronto tra nuove forme, stili, linguaggi, in una prospettiva non paludata, spesso anzi dissacratoria. Operadagen di Rotterdam (dal 18 al 27 maggio), con più di cento spettacoli allestiti nei teatri della città, ma anche in spazi alternativi, industriali, e con performances open air, ha quest’anno come tema l’Eroismo. Racconta storie che sono sfide, tentativi di superare i limiti, ricerche di nuove identità.

Le produzioni

Calamity/Billy di Gavin Bryars fa incontrare due eroi del selvaggio West. Sono Billy the Kid (Bertrand Belin) e Calamity Jane (Claron McFadden), avventuriera, pistolera. A una donna anticonformista come la regina Cristina I di Svezia è dedicata l’opera De Christina Cyclus di Klas Torstensson; il Soprano è Charlotte Riedijk.

A un’altra regina, Maria Stuarda, si è ispirato Rob Zuidam per In my end is my beginning. L’opera, basata su sonetti di Joseph Brodsky, mescola echi di Donizetti ed elettronica, la tiorba e la voce del soprano Lore Binon.

La storia sinistra di Rosemary Brown (1916-2001), compositrice e medium che scriveva, a suo dire, sotto dettatura, dall’aldilà, di compositori come Bach, Liszt, Brahms e Rachmaninov, rivive in When I Die: A Ghost Story with Music dello svizzero Thom Luz.

Gli ultimi giorni di Mata Hari sono invece raccontati nell’opera Façade; protagonista ancora il soprano Claron McFadden.

A Operadagen il teatro musicale è pensato come frutto di combinazioni molto libere

Il testo, le immagini, la musica possono preesistere, provenire da altri contesti. Quello che conta è l’esito della combinazione, la ricerca di nuove identità, appunto. Un ciclo vocale della belga Annelies Van Parys si mescola con frammenti di Monteverdi, Vivier, Sanchez-Verdu in Songs of Love and War / An Archive of Love.

Il Ring wagneriano offre invece spunti tematici per BEAST di Ben van Bueren e Henry Vega. In Così il regista fiammingo Tom Goossens dà una nuova lettura del concetto di fedelta rimaneggiando Così fan tutte. Musiche di Heinrich Schütz e Nikolaus Brass si mescolano in Earth Diver di Wouter Van Looy; è un viaggio multimediale dalla disperazione alla salvezza, ricco di effetti spettacolari.

Paesi e culture lontane sono poi raccontati in spettacoli come Patafrica di Max Vandervorst, con musicisti europei e africani; Masai e Mzungu sono basati su vicende della famiglia tanzaniana del mezzosoprano Nienke Nasserian Nillesen (nata in Olanda da padre Masai; con musiche di Neus Kaori Fornós Ohnuma; l’America latina tra missionari, colonizzatori e culture indigene e al centro di Carmina Latina, su un mix di musiche sacre e profane, con quattro solisti e la Cappella Mediterranea diretta da Leonardo García Alarcón.

Gianluigi Mattietti

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