Opera di Roma: a settembre “Waiting for the Sibyl”

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Dal 10 al 15 settembre 2019 il pubblico del Teatro dell’Opera di Roma potrà assistere a Waiting for the Sibyl, uno spettacolo nato dall’accoppiamento inedito di due lavori di due artisti contemporanei: l’americano Alexander Calder (1898-1976) e il sudafricano William Kentridge (nato a Johannesburg nel 1955).

Work in progress

Alexander Calder realizzò infatti per il Teatro dell’Opera di Roma, l’11 marzo 1968, un evento-spettacolo dal titolo Work in progress. La performance, della durata di diciannove minuti, era basata sulle sue forme in movimento, i celebri mobiles. Ad accompagnarla la musica, registrata, di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi e Bruno Maderna. La regia era di Filippo Crivelli. L’evento racchiudeva tutto ciò che l’immaginario mondo della materia in movimento aveva ispirato alla fantasia di Calder.

“Pure gioie di equilibrio”, così André Breton aveva definito Work in Progress. L’evento teatrale era rimasto un unicum nella storia del Teatro dell’Opera. Una sequenza di immagini che l’inventore dei mobiles ideò giorno per giorno, durante la sua permanenza a Roma. Un vero lavoro in corso che subì varianti e aggiunte durante la sua realizzazione. Privo di un vero e proprio soggetto, lo spettacolo ha una trama ricca di elementi. C’è la natura con il sole e la luna, il mare con la sua fauna, fiori e uccelli che cinguettano, ma anche il ritmo veloce della vita con i ciclisti che disegnano arabeschi colorati. Calder scelse le evocative musiche elettroniche di Niccolò Castiglioni, Aldo Clementi e Bruno Maderna, creando così una simmetria tra collage sonoro e collage visuale. “Avrei potuto chiamarlo La mia vita in diciannove minuti” disse quando finalmente vide in scena il suo spettacolo.

 

La creazione del dittico: nascita di Waiting for the Sibyl

In occasione della presenza romana di William Kentridge, regista dell’applaudita Lulu di Alban Berg del maggio 2017, al grande e poliedrico artista sudafricano il Teatro ha chiesto di allestire una “seconda parte” di quella serata del 1968. Sarà dunque Waiting for the Sibyl, il prossimo settembre 2019, la nuova performance-spettacolo che crea un dittico con Work in progress, a distanza di poco più che cinquant’anni dal fatidico 1968.

Ho pensato che la carta, i frammenti di carta con cui mi esprimo da sempre, fossero l’elemento giusto per aprire il dialogo con Calder” ha dichiarato Kentridge e nella sua mente le pagine in movimento evocano l’immagine della Sibilla Cumana, la sacerdotessa che trascriveva i suoi vaticini sulle foglie di quercia. Il volo delle foglie, con impresse le predizioni scompaginate dal vento, nell’idea di Kentridge diventa simile al roteare delle sculture di Calder.

In Waiting for the Sibyl sarà anche rappresentata la Sibilla del Paradiso di Dante, con il volume che raccoglieva tutte le pagine della conoscenza e della sapienza del mondo. “Ma quel libro, oggi, si disintegra, non c’è più”. Sul palcoscenico sarà presente un grande testo, costruito da collage, proiezioni, dipinti. Sulla scena nove artisti: tra danzatori e cantanti, per realizzare un intenso lavoro poetico, accompagnato dalla musica registrata di uno dei maggiori pianisti sudafricani, il compositore Kyle Shepherd con gli arrangiamenti vocali di Nhlanhla Mahlangu. Suddivisa in otto brevi scene, interrotte da cadute di sipario, la creazione sarà priva di parole. L’argomento sarà rivelato attraverso sentenze, frasi ed enigmi proiettati sullo schermo e presenti come ombre.

Per info: operaroma.it

 

Alexander Calder, Work in progress
Alexander Calder, Work in progress
William Kentridge
William Kentridge
Alexander Calder, Work in progress
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