Nosferatu da Murnau a Herzog: una riflessione sulla musica per film

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È il 1979 quando, nei cinema di Parigi, torna a palesarsi un’ombra spettrale: è quella del vampiro Nosferatu, fissato su pellicola da Werner Herzog. Con questo film, il regista tedesco rende omaggio a una delle pietre miliari del cinema, nonché a colui che definisce il miglior artista cinematografico di tutti i tempi: Friedrich Wilhelm Murnau.

Il “Nosferatu” di Murnau non rappresenta tuttavia solo una pietra miliare, ma consente anche una riflessione sul lavoro pionieristico del compositore di musica per film. Nell’epoca del muto, sembra superfluo evidenziarlo, non sono presenti infatti effetti sonori: la musica colma un vuoto verbale e di rumori d’ambiente, subentra anche e soprattutto a livello drammaturgico, inondando la scena. Ai compositori il dovere quindi non solo di creare melodie in grado di ammaliare lo spettatore, mutuando ad esempio le strutture del teatro operistico, ma anche di forgiare veri e propri topoi: stati d’animo, sentimenti, le stesse azioni coincidono con determinati tessuti musicali. In questo, Hans Herdmann è una figura di spicco: è sua la partitura di “Nosferatu, eine Symphonie des Grauens” (una sinfonia dell’orrore), tra le opere che lo legano a Murnau.

Proprio nel fermento dell’espressionismo tedesco, si nota spesso da un lato una sperimentazione di registi come Murnau stesso, all’avanguardia per tecniche e tematiche, dall’altro un impianto tendenzialmente tradizionale nella composizione musicale. Herdmann tuttavia si spinge oltre con “Nosferatu”. In continuità con la tradizione, utilizza “Der Vampyr” di Heinrich Marschner (del 1828) come ouverture, innesta dei riferimenti wagneriani e poi traccia una strada propria: la colonna sonora di “Nosferatu”, nel suo insieme, è un’immersione in un flusso sorprendente. Compaiono certo dei temi facilmente riconoscibili, nei quali si identifica ad esempio il vampiro, anticipando peraltro atmosfere gelide e cupe degli horror che sarebbero nati generazioni dopo.

Un tema non manca poi di sottolineare, riunendoli in un unico corpus, i suoi antagonisti. Per quanto riguarda il resto, l’orchestra massiccia, repentini cambi di atmosfera, un susseguirsi di toni dissimili che mai si ripetono e non danno tregua allo spettatore, dipingono visivamente, e con una forza eguale alle sperimentazioni visive di Murnau stesso, l’atmosfera orrorifica del film, dando vita sì, a un capolavoro.

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