Nabucco al Teatro Verdi di Padova: convince Enkhbar Amartuvshin

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Venerdì 26 e domenica 28 ottobre presso il Teatro Verdi di Padova si è tenuta la produzione del verdiano Nabucco, di cui mi appresto a recensire la seconda recita, una produzione che è stata segnata da un indubbio successo, sia di pubblico che artistico. Da quando il sipario s’è alzato a quando è calato, le scene del regista Filippo Tonon hanno colpito per colpo d’occhio e sfarzo, mostrando un Teatro Verdi allestito al gran completo in una regia sì poco fluida e un po’ impacciata, forse anche a causa del gran numero di persone su un palco già carico della scenografia, ma molto ben realizzata nella creazione delle forme. Proprio la plasticità delle pose guidava l’intero svolgimento della trama, quasi un Nabucco raccontato per quadri, un po’ didascalico forse, ma di grande efficacia nel contenere le tensioni senza mai sfociare in un’eccessiva retorica.

Tensioni che sono state ben sostenute dai personaggi, un cast che segna un grande punto a favore per il teatro padovano. Rafal Siwek è stato un ottimo Zaccaria, maestoso e severo, meno a suo agio su alcuni passaggi di legato, ma molto efficace nel sovrastare il coro intero con voce ampia e presente. Ottima anche Annalisa Stroppa (Fenena), soprattutto nel primo atto in cui ha dato prova di una voce morbida ma definita e al contempo duttile. Alti e bassi per Rebeka Lokar, impegnata nel difficilissimo ruolo di Abigaille, che ha regalato al pubblico alcuni momenti splendidi nei duetti con Nabucco e soprattutto in una meravigliosa «Su me, morente, esanime», in cui ha dato prova di tutta la morbida cantabilità del suo timbro. Timbro che è tuttavia apparso un po’ forzato nel rendere i grandi salti drammatici del personaggio, caricando molto nel tentativo di tenere la tensione su ogni frase, a volte con l’effetto contrario. Bene Azer Zada, un Ismaele eroico e appassionato, ma spesso poco preciso nell’intonazione, soprattutto nei duetti e terzetti con Abigaille e Fenena. Buoni anche gli altri ruoli, con particolare distinzione per Fulvia Mastrobuono (Anna). Vero dominatore del palco, tuttavia, è stato Enkhbat Amartuvshin, un Nabucco possente e al contempo delicato, dalla voce netta e definita e soprattutto dal legato notevolissimo, che ne ha sostenuto anche i momenti più cantabili ed espressivi. Impressionante fin dalla sua comparsa sul palco, il baritono trentaduenne ha seguito un vero e proprio crescendo che ha raggiunto il suo apice nelle prime due scene dal quarto atto, in cui questa dualità tra l’espressività cantabile e la maestosità battagliera ha trovato al sua massima realizzazione. Un piacere vederlo sul palco del Teatro Verdi, il cui pubblico gli tributa le dovute ovazioni.

Poco presente il Coro Lirico Veneto diretto da Giuliano Fracasso: dopo l’inizio instabile per insieme ed intonazione, si è mantenuto su un bassissimo profilo fino all’«Immenso Jehovah», riprendendosi per il gran finale. Anche il «Va, pensiero» è risultato un po’ anonimo, quasi completamente coperto dall’Orchestra di Padova e del Veneto, la quale difficilmente avrebbe potuto suonare di meno. Jordi Bernàcer alla guida dell’OPV ha invece dato una gran prova: dopo essersi scaldata nell’Ouverture, l’orchestra è apparsa compatta, efficace, ben condotta dal suo direttore nel realizzare le tensioni che percorrono l’opera, sapendo espandersi con tono trionfale senza mai cadere nel tronfio e sapendo sostenere i passaggi più leggeri e cantabili senza mai cadere nel banale. Ottima la prova degli archi, con particolare merito per gli splendidi passaggi dei violoncelli e in particolare del primo violoncello Francesco Martignon, il cui timbro caldo e cantabile non ha fatto rimpiangere la voce. Bene ma meno compatti e costanti i fiati, soprattutto i passaggi tecnicamente molto imprecisi dell’ottavino, ma con l’eccezione dello splendido duetto tra corno inglese e Abigaille nella citata «Su me… morente», in cui Rebeka Lokar e il secondo oboe Erika Rampin hanno trovato un perfetto insieme. Un bilancio più che positivo, dunque, per questa produzione della giovanile opera verdiana, che verrà replicata con altro cast e sotto la bacchetta di Marco Titotto 9 e 11 novembre presso il Teatro Sociale di Rovigo.

Immagine di copertina Ph. Nicola Fossella

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