"Le metamorfosi di Pasquale": giudizio sospeso

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La prima di “Le metamorfosi di Pasquale”, di Gaspare Spontini, lascia un senso di insoddisfazione nello spettatore. Ma con qualche taglio e una regia più coinvolgente, si può trasformare quest’opera in un gioiellino

JESI Teatro Pergolesi Spontini Le metamorfosi di Pasquale

Una foto di scena tratta da “Le metamorfosi di Pasquale”

Quando si va a vedere un’opera che non si rappresentava dall’epoca della composizione, ci si interroga preoccupantemente sul perché.
«Ci sarà un motivo», ci si dice, se è sparita presto dai cartelloni dei teatri. Talvolta, anzi: il più delle volte, la paura è lecita. Ci si imbatte in uno spettacolo di poca forza, naturalmente soppiantato da lavori di fattura ed efficacia superiori. Diverso il caso di Le metamorfosi di Pasquale Tutto è illusione nel mondo.

Lo strano destino de Le metamorfosi di Pasquale

L’opera buffa di un ventisettenne Gaspare Spontini, datata 1802, è rispuntata adesso, nel 2018, prima a Venezia e ora a Jesi (dove altrimenti, se non nei luoghi natali del compositore?). Ma perché è un caso a sé?

Primo – essenziale – perché il manoscritto è stato ritrovato soltanto due anni fa (in Belgio); secondo perché, ora che si è recuperata la partitura, si può comunque sostenere che tal operina divertente, con qualche accorgimento, per esempio uno scorciamento di una ventina di minuti, potrebbe diventare un gioiellino di un’ora di durata da far circolare in Italia e fuori. Purché, oltre ai tagli nei recitativi, davvero troppo lunghi soprattutto se commisurati alle Arie (di cui purtroppo nessuna è memorabile), ci sia anche una regia vivace.

Serve una regia efficace

Ambientando il lavoro negli inizi del Novecento, Bepi Morassi – che ha curato la messa in scena per questo allestimento del settembre scorso al Teatro Pergolesi (all’interno di un festival, il Pergolesi-Spontini, che da qualche anno a questa parte sta proponendo un inedito spontiniano) – ha in effetti provato, con alterne riuscite, a far muovere il più possibile i personaggi.

C’era qualche trovata molto divertente; ad esempio la sparizione/apparizione di Costanza in vari punti della cucina sotto gli occhi increduli del tonto Pasquale. Ma è un’opera di maniera; senza una regia inventiva, piena di cose da far accadere in controscena, rischierebbe staticità e piattezza per via di una drammaturgia eccessivamente lineare, senza alcuna profondità.

L’opera origina da un ricalco della vicenda che ha poi ispirato il cinematografico Marchese del Grillo. La trama è questa: un povero ingenuo viene nottetempo fatto passare per un marchese al fine di togliere dai guai il nobile prima di tornare alla sua grama vita. Il destino dello spettacolo sarà fortemente legato alle idee di regia e alle doti attorali degli interpreti.

Federico Capitoni 

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