Gli inediti per organo di Puccini incisi da Liuwe Tamminga per Passacaille

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Cosa può rivelare agli ascoltatori odierni la riscoperta della produzione giovanile di un grande compositore? Una risposta alla domanda potrebbe essere fornita dalla recentissima incisione dei pezzi organistici del giovane Puccini che Liuwe Tamminga ha realizzato per l’etichetta Passacaille. Il CD è stato presentato il 5 maggio al Lucca Classica Music Festival e il 13 maggio all’oratorio bolognese di San Colombano in un incontro che ha visto anche l’intervento di Gabriella Biagi Ravenni, presidente del Centro studi Giacomo Puccini.

L’interesse dell’incisione, che ha accostato 26 brani organistici inediti alle riduzioni per tastiera di alcuni indimenticabili momenti di Manon Lescaut, Suor Angelica e Tosca, eseguiti col concorso dell’arpa di Paola Perrucci, è quello di mostrare l’intensa corrispondenza fra il Witz del giovane, ma attivissimo organista di provincia e le grandi costruzioni dell’operista celebre ed ormai maturo. Le musiche ci raccontano la formazione e l’evoluzione di un linguaggio armonico e di una ricerca timbrica personalissimi. Ce ne parla Liuwe Tamminga, curatore della Collezione Tagliavini di Bologna, in un’intervista nel loggione della Basilica di San Petronio, dove Tamminga è titolare del più antico organo funzionante al mondo.

Nel 2008 ha già dedicato un CD a Puccini; cosa aggiunge la nuova incisione al precedente lavoro?

«A differenza del precedente, costituito interamente da trascrizioni, il nuovo CD presenta brani originali pensati per organo. Si tratta di un’importante riscoperta: era noto che questi brani esistessero e si era al corrente della loro messa in vendita all’asta nel 1988 da parte del nipote dell’unico allievo di organo di Puccini, il sarto Carlo Della Nina. Fortunatamente prima della vendita furono fatte delle fotocopie che il figlio di quest’ultimo, oggi residente a Chicago, ha gentilmente inviato al Centro studi Giacomo Puccini di Lucca. Il manoscritto contiene ventuno brani, alcuni dei quali in forma frammentaria. La ricerca è poi proseguita: sono stati trovati altri otto pezzi ed è recentemente apparso anche un ulteriore manoscritto».

Cosa spinge un organista che ha curato importanti incisioni di autori come M. Cavazzoni, G. Gabrieli e Frescobaldi a dedicarsi a Puccini?

«Si tratta di una vecchia passione, che mi porto dietro dai tempi parigini in cui adoravo La bohème e dei suoi protagonisti condividevo la vita bohémien. Nella ricorrenza dei 150 anni dalla nascita ho così deciso di dedicare un CD a Puccini, le cui musiche tanto si confanno agli organi toscani che in gioventù il maestro ha suonato. Ho utilizzato l’organo di S. Pietro Somaldi in Lucca, uno strumento del ’600 poi più volte rimaneggiato, e quello di Farneta (LU) che presenta una firma non autografa del compositore. Si tratta di un organo che Puccini certamente suonò, trovandosi di passaggio per far visita alla lussuosissima villa dello zio: non a caso questi due organi rispondono all’estensione dei pezzi ritrovati (che si spingono all’acuto fino al Sol5). Nella nuova incisione ho adoperato nuovamente i due strumenti insieme a quello, più piccolo, realizzato da Domenico Pucci per la chiesa S. Girolamo a Lucca e poi trasferito a Piano di Conca (LU)».

Molte delle musiche incise sono intrise di un incontenibile buonumore. Cosa ci insegnano questi pezzi sul Puccini operista?

«I brani sono molto diversi. Qualche pezzo mostra già il talento dell’operista, altri appaiono armonicamente ricercati; non mancano le composizioni di carattere contrappuntistico ed imitativo. La fuga, d’altronde, è una forma tipicamente organistica, ma anche operistica: l’ouverture di Madama Butterfly comincia con una fuga. Le marce, che annunciano La bohème, erano eseguite alla fine della messa aggiungendo all’organo pieno i registri di Grancassa, Timpano, Piatto Turco e Campanelli, presenti, ad esempio, nell’organo di Farneta. Puccini stesso segnala qualche indicazione circa i registri richiesti. Nelle parti cantabili adopera il Corno inglese, la Tromba ed il Cornetto cinese, un timbro tipico degli organi toscani. Interessante anche la Voce angelica, che ritengo particolarmente adatta al cantabile. Un altro dettaglio mostra con chiarezza che Puccini scrisse i pezzi ritrovati per un’esecuzione su questi organi: la melodia molto spesso si mantiene sopra il fa3 e gli accompagnamenti non salgono sopra il mi3, punto di divisione della tastiera di questi organi in soprani e bassi».

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