Giuseppina Bridelli: “In Italia si dovrebbe osare di più”

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Al Festival della Valle d’Itria di Martina Franca ha lasciato il segno la bella voce di Giuseppina Bridelli, mezzosoprano di Piacenza, interprete di Proserpina nell’Orfeo di Nicola Porpora e tra le voci di un recital nel Chiostro di San Domenico dedicato ad arie sacre e profane del Settecento napoletano. Già da tempo affermata a livello internazionale soprattutto nel repertorio barocco, Giuseppina Bridelli si può ammirare anche in un disco uscito di recente per l’etichetta Arcana. Intitolato “Duel”. I duellanti sono George Frideric Handel e Nicola Porpora, entrambi protagonisti a Londra nella prima metà del Settecento.

Giuseppina, lei ha respirato musica fin da bambina?

Non vengo da una famiglia di musicisti, anche se un mio avo è stato  Gianni Poggi, un tenore attivo fra gli anni ’40 e ’60 del Novecento, una delle glorie cittadine di Piacenza. Mia nonna era sua cugina, non l’ho mai conosciuto, ma mi sento molto legata a lui. I miei genitori sono grandi appassionati di musica, fin da piccola mi hanno portato ai concerti e a teatro. Ho cominciato a studiare musica quasi per gioco, poi è diventata la mia vita.

Qual è uno dei primi ricordi musicali?

Il mio esordio in palcoscenico fra i bambini di La Bohème, al teatro municipale di Piacenza. Sono molto legata a quello spettacolo anche perché fu l’esordio di una giovanissima Carmela Remigio a Piacenza. Conservo ancora a casa la locandina di quella serata.

Quali sono stati i suoi studi?

Ho studiato all’Università Scienze della Comunicazione, ma sono stati fondamentali i miei studi musicali. Tre anni a Bologna  alla scuola dell’opera, dove ho conosciuto il maestro Alberto Triola. E’ stata davvero una bella esperienza, con tanta pratica di palcoscenico. .Poi l’Accademia di Pesaro, dove ho conosciuto il maestro Alberto Zedda, a cui sarò sempre  riconoscente per i consigli che mi ha dato.

Chi ha contato di più nella sua formazione?

La mia maestra di canto Laura Groppi, con la quale studio da quando avevo 15 anni, per me un punto di riferimento assoluto anche oggi. Poi ci sono stati altri incontri importanti, come quello con Sonia Prina, che mi ha dato tanti consigli su come affrontare il repertorio barocco.

Come è nata la sua consuetudine con il repertorio barocco?

Trovo che sia un repertorio che mi si addice  molto a livello vocale, per il quale  ho un istinto particolare. Cantarlo mi sta dando grandissime soddisfazioni, anche se canto molto Mozart e comincio a fare cose di bel canto. Di recente ho cantato nella Clemenza di Tito e devo dire che mi ritengo moto fortunata, trovo che cantare Mozart sia ogni volta un benessere per la voce e per l’anima.

Ha cantato in molti Orfeo?

Sì, ne ho fatti diversi. Di  quello di Monteverdi ricordo una bella recita al Teatro Colon di Buenos Aires con la Cappella Mediterranea di Leonardo Garcia Alarcon. Poi ho cantato nell’Orfeo di Luigi Rossi con il gruppo Pygmalion di Raphaël Pichon. È stata una produzione molto bella, che ha girato molto, con repliche anche  a Versailles.

In  Italia si dovrebbero fare più spettacoli di opera barocca?

Sì, certamente. Soprattutto in questo momento, in cui abbiamo una nuova generazione di interpreti italiani, con tanti bravi controtenori. Io canto molto barocco in Francia, dove il repertorio barocco è molto eseguito e valorizzato. In Italia si dovrebbe osare di più.

Qual è il suo rapporto con Martina Franca e i Festiva della Valle d’Itria?

Frequento il Festival dall’arrivo di Alberto Triola, nel 2010. Mi sono esibita in opere e concerti. Quello di Martina Franca è un palcoscenico bellissimo, dove trova spazio un repertorio inusuale. Poi Martina Franca è una cittadina molto bella in cui si torna sempre volentieri.

Quali sono i suoi prossimi progetti in teatro e in sala di incisione?

A novembre canterò in Ercole amante di Cavalli all’Opera Comique di Parigi. Poi mia aspetta un Orfeo di Monteverdi a New York con Jordi Savall. Uscirà anche un nuovo cd in cui, insieme ad altri artisti, sono accompagnata dai musicisti di L’Arpeggiata”.

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Immagine di copertina Ph. Francesco Squeglia

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