Elim Chan: «La Concertgebouw Orchestra è come un quadro di Vermeer»

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Prima donna a vincere il Donatella Flick LSO Conducting Competition, a soli 33 anni Elim Chan si sta rapidamente affermando alla direzione di alcune delle massime orchestre del mondo, un successo che l’ha portata alla sostituzione di Franz Welser-Möst per il concerto di inaugurazione della Royal Concertgebouw Orchestra. Giunto ad Amsterdam per la Opening Night dell’orchestra olandese, si presenta la possibilità di intervistarla dopo la generale.

Come ha iniziato a dirigere Elim Chan?

Bisogna tornare indietro fino a quando ancora abitavo ad Hong Kong. Andai a vedere uno di quei concerti per le scuole, di quelli in cui l’orchestra esegue singoli movimenti di brani diversi per far conoscere ai ragazzi gli strumenti. Avrò avuto, non so, otto o nove anni, era la prima volta che andavamo ad un concerto e la Hong Kong Philharmonic era diretta da una donna. In quel periodo c’era anche stato Fantasia, con Topolino che dirigeva le scope sulla musica de L’apprendista stregone, quindi con queste immagini in mente pensai «voglio fare la stessa cosa». Quello fu il seme, poi vennero gli studi musicali e soprattutto il canto e i cori. Quando avevo circa 14 anni e cantavo in un coro femminile di Hong Kong, mi venne proposto di dirigere una prova. Così, dal nulla, mi trovai a preparare e vincere un concorso corale cittadino! E così che ho imparato a gestire le prove, a costruire un respiro comune, un suono comune.

Come si impara a costruire il suono di un’orchestra?

Bella domanda! Penso venga in primo luogo dall’intima conoscenza della partitura. Poi dall’andare a moltissimi concerti e dall’occasione di ascoltare il più possibile le migliori orchestre del mondo. Ho imparato moltissimo come assistente direttrice alla London Symphony: arrivavo direttamente dagli studi e trattai il mio periodo in LSO esattamente come se fossi a scuola. Andavo ogni giorno in orchestra, mi sedevo tra gli orchestrali o in sala, seguivo ogni prova, ogni concerto, in un’orchestra che porta anche due o tre diversi programmi alla settimana. Ero costantemente immersa nella musica e poter osservare cosa funziona e cosa no, chiedersi perché, perché una prova fosse particolarmente riuscita oppure no, è stato fondamentale.

Non si corre il rischio di limitarsi ad imitare? Come si trova un suono personale?

È semplice: ascolti e pensi «questo mi piace, questo no». Poi va di pari passo con lo studio della musica, con le sue esigenze espressive e, non ultimo, con la sala in cui ti trovi. Questo lo capisci bene lavorando con la RCO in questa sala. D’altronde tra un’orchestra e la sua casa si crea una sorta di matrimonio: la sala definisce il suono di un’orchestra e tu, direttore, devi trovare il tuo suono all’interno di questo delicato rapporto. La mia priorità in questa ricerca è sempre il colore, cerco di far sì che il pubblico possa capire già dal timbro dell’orchestra tutto il carattere dell’autore. Da lì procedo a concentrarmi su tutti i vari dettagli.

Quale ritiene siano stati gli effetti di questo matrimonio tra Orchestra e Concertgebouw?

La sala è meravigliosa, davvero. Questa sera sarà la seconda volta che vi dirigo l’orchestra, ma nel mentre ho seguito molti concerti in stagione, dunque sto cominciando a comprendere questa acustica, quest’orchestra e quanto la sala abbia ne plasmato il suono. La RCO è come la pittura dei grandi maestri olandesi, come la pittura di Vermeer, con dei bellissimi colori, morbidi come la seta, rotondi e cantabili. Ma questo significa anche che alcuni dettagli, ad esempio una certa precisione ritmica oppure un attacco molto marcato, sono davvero difficili da ottenere in questa sala. Su questo ho cercato di lavorare il più possibile questi giorni, ma caspita, gli orchestrali sono rapidissimi, comprendono istantaneamente cosa gli chiedi e si adattano subito!

Com’è andato il matrimonio di Elim Chan con l’orchestra, dunque?

Ah! (ride) Non so se possiamo parlare di matrimonio, sono piuttosto al secondo appuntamento! (ride) Amo moltissimo lavorare con la Concertgebouw Orchestra, anche se questa è stata una grande sorpresa, sia per me che per loro. Sostituire all’ultimo Franz Welser-Möst, all’inizio ero veramente nervosa, mi chiedevo se non fosse troppo presto per me, aprire la stagione della Concertgebouw Orchestra! Ma qualche volta la vita ti pone una sfida che è una grande opportunità e non ho voluto tirarmi indietro. Quando sono arrivata, non c’era tempo per essere nervosa o cercare di impressionare nessuno, bisognava solo lavorare il più efficacemente possibile. Nell’orchestra poi ho trovato una disponibilità totale: sono gentilissimi, non ho incontrato alcuna resistenza e anzi hanno collaborato tutti con le mie sperimentazioni. Dopo nemmeno dieci minuti sul podio, mi sono sentita veramente me stessa. Non potrei chiedere niente di più, sono davvero felice.

 

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