Tra desiderio e realtà: Biennale College Musica

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I tre atti unici proposti in prima assoluta quest’anno all’interno della quarta edizione della Biennale College – Musica, guidata da Umberto Fiori, Antoine Gindt e Alessandro Solbiati, sono accomunati dall’indagine sulla tensione lacerante che si viene a innescare tra il desiderio e la realtà.

Per il migrante protagonista de La stessa barca, composto da Raffaele Sargenti, autore anche del libretto in collaborazione con Antonello Pocetti, la felicità coincide con  l’arrivo nella  terra promessa, proiezione di sogni e speranze. Letto da questa angolatura ogni essere umano può riconoscersi nel viaggio travagliato di quest’uomo (l’efficace Markos Trittas Kleovoulou), che lascia tutto per rinascere a nuova vita, sfidando il buio della notte e della morte.

Il dramma presenta due piani nettamente contrapposti: quello della fredda burocrazia che tiene il conto dei numeri dei cadaveri,oggetti da catalogare, privati della loro storia umana; e quello angoscioso del protagonista, sopravvissuto all’incubo di una traversata in cui egli vede scomparire poco per volta i compagni di avventura.

Il linguaggio musicale di Sargenti salda senza scivolare in retorica la scrittura vocale e strumentale, restituendo le insenature di una tragedia interiore a tratti allucinata, ingabbiata nella prigione delle gomene create da Antonino Viola (la memoria corre alla carena della nave elaborata da Renzo Piano nel Prometeo di Nono).

Filippo Perocco alla guida dell’Ex Novo restituisce con nettezza il doppio registro dell’opera, alla cui drammaturgia è essenziale l’apporto del soprano Licia Piermatteo e del mezzosoprano Elisa Bonazzi, di volta in volta voci narranti, soccorritori e compagni di viaggio.

Anche Apnea, di Leonardo Marino, su libretto di Alice Lutrario, verte sulla disillusione ,questa volta filtrata da un personaggio femminile, il soprano Licia Piermatteo. In ogni fase dell’esistenza, dal periodo dell’apprendimento fino a quello della trasmissione del sapere a un ideale discepolo, il desiderio di amore e condivisione si scontra con l’impossibilità comunicativa e la solitudine.

Isolamento dovuto al fatto che ogni alterità, dal mentore (Timotheus Maas), alla donna amata (Nataliia Vasyliuk) fino all’allievo (Michael Taylor), non è mai incontrata nell’autentico ascolto della diversità ma risulta prodotto di un’inconsapevole proiezione interiore. Gioco di apparenze che nega la possibilità di creare una reale rete affettiva, come sottolineano felicemente le ombre cinesi ideate da Lucia Menegazzo, e che rende inevitabile il precipitare nell’estremo atto di auto-soppressione.

L’atmosfera si alleggerisce infine nell’Orpheus Moments, definito dal compositore “seriamente un’opera buffa”, in una sorta di teatro dell’assurdo sorretto dall’articolata composizione di testi da Striggio, Ovidio, Rilke e Sartre proposta da Tassilo Tesche.

Un presunto incidente subito dal protagonista durante le prove offre il pretesto per un lavoro meta-teatrale ove la musica di Ole Hübner, che utilizza una disposizione dell’orchestra ai fianchi del pubblico, si innesta alla felice regia di Friederike Blum.

Perocco guida con sicurezza l’Ex Novo e le voci (Julia Mihály, Michael Taylor, Pablo Bottinelli e Timotheus Maas), avvalendosi anche dell’importante coordinamento informatico curato da Tempo Reale / Giovanni Magaglio.

Pubblico numeroso per un progetto che rappresenta una sfida al futuro su cui la Biennale investe con forza, coinvolgendo competenze che spaziano dalla musica al teatro alla danza, coordinate all’interno di una ideale provincia pedagogica.

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