Rodolfo secondo Charles Castronovo alla Royal Opera House

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Dal 10 Gennaio è in scena alla Royal Opera House di Londra La Bohème  di Giacomo Puccini, che ha debuttato nel teatro inglese nel 2017 con la regia di Richard Jones. In questa stagione, fino al mese di maggio, è in cartellone la ripresa dell’allestimento. Tra gli interpreti, nel ruolo di Rodolfo, troviamo il tenore americano di origini siciliane Charles Castronovo. L’ho intervistato per Amadeus e gli ho chiesto di raccontarci quali sono le particolarità del ruolo che interpreta, la sua opinione su questa produzione e di svelarci qualche curiosità, ad esempio sui suoi impegni oltre l’opera.

La Bohème alla Royal Opera House

Non è la prima volta che interpreti la parte di Rodolfo, negli ultimi anni hai ricoperto questo ruolo in diversi allestimenti della Bohème, per la Hungarian State Opera e il Metropolitan Opera, solo per citarne alcuni. Qual è la tua opinione riguardo a questa produzione?

“Devo dire che questo allestimento è molto ben studiato e per questa ragione è stimato dai cantanti e personalmente mi sento molto a mio agio in questa produzione. La messa in scena è interessante e se pensi al primo quadro, siamo sì un po’ inscatolati su questo sottotetto e non c’è molto spazio, ma abbiamo tutto quello che ci serve per la scena. Quindi mi piace molto questa produzione e la trovo intelligente”.

Il palco della Royal Opera House

Nelle ultime stagioni la Royal Opera House è diventata una delle tue tappe principali, solo nella passata stagione 2018/19 hai ricoperto il ruolo di Alfredo nella Traviata. Che rapporto hai con il palco del Covent Garden? 

“Ho fatto il mio debutto qui nel 2004 con Così Fan Tutte e da allora credo di aver perso solo due stagioni. Ci sono stagioni però in cui ho cantato anche due volte in due diverse produzioni. Per me è uno di quei posti in cui mi sento davvero a casa, uno dei migliori teatri d’opera al mondo ed è probabilmente il mio posto preferito perché risponde a tutte le esigenze di cui un cantante lirico ha bisogno. Difatti, oltre ad essere un teatro bellissimo, l’acustica è buona, la qualità delle produzioni è ottima, il pubblico è molto caloroso e competente, e la città è fantastica e divertente. Inoltre, spesso viene trasmessa anche la diretta cinematografica e anche per questo è ottimo esibirsi qui”.

Rodolfo secondo Charles Castronovo

Quali sono secondo te le particolarità del ruolo di Rodolfo?

“Mi piace davvero Rodolfo, perché lo trovo molto onesto, direi che è la cosa più importante riguardo a questo personaggio. Tutte le sue reazioni sono fondamentalmente tipiche di un giovane della sua età, il fatto di essere un po’ buffo, pazzo, essere molto romantico, sfacciato, ma anche geloso e insicuro. Rodolfo non è in grado di gestire questa situazione adulta in cui la sua ragazza è davvero molto malata e lui non può farci niente, e quindi se la prende con lei facendo il geloso, il macho, ma la verità è che lui è davvero spaventato e non ha idea di cosa fare. Trovo Rodolfo molto sincero, penso che agisca esattamente come un ragazzo di vent’anni o poco più e non è passato molto tempo da quando ero così, quindi mi sembra molto naturale ricoprire questo ruolo. Penso che Puccini abbia trovato il modo per esprimere tutto questo nella musica, naturalmente musica bellissima, un sogno per un tenore”.

 

©Tristram Kenton

Tra Verdi e Puccini

Charles tu canti frequentemente sia Verdi che Puccini, ricoprendo molto spesso i ruoli di Rodolfo e di Alfredo. Sarai Alfredo ora nella prossima Traviata al Teatro alla Scala. Quale dei due è il tuo personaggio preferito e perché?

“Sicuramente è molto più gratificante cantare Rodolfo perché ovviamente c’è la famosa Aria e diversi momenti celebri. D’altro canto, Alfredo è un personaggio drammaticamente molto interessante, l’unico problema è che non ottieni lo stesso impatto col pubblico. Difatti hai molti bei momenti musicali, che non sembrano ma sono tecnicamente difficili, ma non hanno l’effetto per esempio della bellissima Aria e del bellissimo duetto di Giorgio Germont, che facilmente può rubare la scena”.

Oltre l’Opera

Ho trovato molto bello il tuo album Dolce Napoli. Neapolitan Songs, che risale ormai al 2013. Hai altri progetti simili di cui vuoi parlarci?

“Dolce Napoli è stato realizzato molto tempo fa, ma visto che mio padre è siciliano e mia madre era ecuadoriana, ho diversi progetti che si ricollegano alle mie origini. Così stavo pensando di fare un album, sullo stesso stile di quello precedente, ma con musica dell’America Latina. Ho anche un altro possibile progetto in corso, non proprio un omaggio a Mario Lanza, ma al suo mondo, alle sue famose canzoni, quelle per cui è noto, mischiate con altre provenienti dai film MGM dell’epoca. Questo è un progetto molto interessante per me, perché non sono nato in Italia, ma l’Italia rappresenta le mie radici, quindi ho quel sentimento italo-americano che mi lega molto a Mario Lanza. Inoltre, sono nato a New York, figlio di prima generazione di immigrati, ma sono cresciuto a Los Angeles, quindi ho questa connessione naturale con Hollywood e con i vecchi film di Mario Lanza. Questo è un progetto che è in fase di sviluppo e spero che funzioni. E poi, sicuramente, la grande idea è anche quella di fare un vero e proprio album di Arie”.

L’Italia per Charles Castronovo

Tu sei di origini italiane e più precisamente siciliane. Come vivi il tuo legame con l’Italia?

“Sono stato in Sicilia molte volte da ragazzo e ci sono tornato ancora successivamente. Pur non essendo nato e cresciuto in Italia, ho questo cognome, Castronovo, molto italiano e siciliano. Sono sempre stato in contatto con la mia famiglia, che tra di loro non parlano neanche in italiano, ma in dialetto. Quindi tutto questo è nel mio sangue, nel mio sistema, ma allo stesso tempo sento che forse non sarò davvero accettato in quanto americano. Ogni volta che canto in Italia provo sempre un po’ di ansia e di disagio, penso che sia perché cantare nel Bel Paese rappresenti molto per me. Questa è solo una cosa mentale che riguarda solo me, perché ogni volta che ho cantato in Italia è stato un successo alla fine. Penso però di voler sempre fare meglio, sento maggior pressione in confronto a quando canto a Londra, in Francia o in qualsiasi altro posto, anche in America. Mi richiede molto impegno e penso che il mio debutto al Teatro alla Scala sarà, diciamo così, la più grande sfida in questo senso contro questo stato mentale che ho con l’Italia”.

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Serata Van Manen-Petit al Teatro alla Scala
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