L’Archivio Storico Ricordi: “Una cattedrale della musica”, parola di Luciano Berio

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L’Archivio Storico Ricordi è una realtà unica al mondo. Oggi, le sue porte si aprono a tutti grazie a al libro “Una cattedrale della musica” (edito da Corraini Edizioni). Il titolo riprende le parole utilizzate da Luciano Berio per descrivere questo luogo eccezionale: oggi è Pierluigi Ledda, Managing Director, a raccontare la storia e il presente dell’Archivio, con uno sguardo al futuro grazie all’opera di digitalizzazione.

Il grande Luciano Berio ha definito l’Archivio Storico Ricordi “Una cattedrale della musica”: può raccontarmi la straordinaria unicità di questo luogo?

L’Archivio è unico perché unico è l’editore musicale che l’ha generato: Casa Ricordi in due secoli di vicende artistiche e imprenditoriali. Questo si traduce nella ricchezza, importanza ed eterogeneità dei documenti raccolti: autografi, libretti, lettere, bozzetti e figurini che restituiscono l’evoluzione dell’editoria musicale e del teatro, oltre che uno spaccato culturale fondamentale. Siamo molto fieri della definizione di Luciano Berio così calzante che abbiamo voluto fosse proprio il titolo del nostro catalogo.

L’Archivio cresce e testimonia pietre miliari di musica e teatro da oltre due secoli. Quali sono i momenti fondanti della sua storia?

Le origini dell’Archivio risalgono al 1808, anno in cui Giovanni Ricordi fonda a Milano la sua casa di edizioni musicali. Non è ancora definibile un archivio storico, piuttosto un archivio aziendale che raccoglie i materiali frutto dell’attività editoriale e dei rapporti intessuti da Ricordi con i diversi teatri, prima milanesi, poi nazionali e internazionali.

L’evoluzione dell’archivio va di pari passo con quella dell’azienda, che nel corso di un secolo si trasforma da “semplice” editore in una complessa industria creativa con filiali e negozi in tutto il mondo. Al suo interno troviamo un’impressionante scuderia di compositori, le Officine Grafiche che realizzavano i manifesti delle opere e delle grandi aziende del tempo, e soprattutto quella macchina produttiva che permetteva alle opere di andare in scena e di essere noleggiate e quindi riprodotte nei teatri di tutto il mondo.

Nel Novecento questo raggio d’azione si allarga includendo il mercato discografico, con la Dischi Ricordi fondata nel 1958, e con l’arrivo delle avanguardie di compositori come Luciano Berio e Luigi Nono. Nel 1994, la Ricordi viene venduta al gruppo dei media Bertelsmann, che qualche anno dopo cederà il ramo editoriale a Universal, mantenendo la proprietà dell’Archivio Storico Ricordi e avviando quel progetto di valorizzazione culturale di cui oggi potete vedere i risultati. Dal 2003, l’Archivio è ospitato nel palazzo di Brera, grazie ad un accordo culturale con Biblioteca Braidense e Pinacoteca di Brera.

Il volume di Corraini Edizioni spalanca le porte sull’Archivio ad appassionati e profani: come è stato possibile orientarsi nella selezione di un materiale pressoché infinito? Quali sono state sorprese e difficoltà?

L’Archivio pone certamente una sfida, sintetizzare la sua ricchezza e la sua complessità non è cosa facile, e il merito di tutto questo va a Caroline Lüderssen che ha curato i testi e a Maria Pia Ferraris, archivista e conservatrice dell’Archivio da oltre trent’anni, che ha saputo scegliere i materiali più rappresentativi di una collezione sterminata.

Sempre a proposito del volume, la copertina è davvero particolare: come nasce questa idea? 

La copertina è un dettaglio di Raragramma, composizione grafica di Sylvano Bussotti del 1982, la cui partitura originale è conservata in Archivio. Oltre ai classici dell’opera, infatti, l’Archivio Storico Ricordi conserva molti documenti del secondo Novecento che raccontano l’evoluzione e la sperimentazione nei linguaggi musicali. Raragramma comunica con grande immediatezza i molteplici livelli di lettura e di significato che possono coesistere nel medesimo documento, quindi esprime perfettamente il senso ultimo dell’Archivio. Inoltre le lettere R e A che lo compongono sono proprio le nostre iniziali: Ricordi e Archivio!

Migliaia di partiture, fotografie, bozzetti e tanto altro materiale: secondo lei, quali sono dei pezzi degni di nota, per valore filologico o perché rappresentano una curiosità?

Le partiture autografe delle composizioni e le lettere rappresentano il cuore della nostra collezione: consentono di ricostruire il processo creativo, analizzare i ripensamenti dei compositori e comprendere il loro modus operandi. I materiali iconografici, come i disegni di costumi e scenografie, raccontano la genesi delle opere e ci avvicinano alla sensibilità originale che le ha portate in scena. Sono allo stesso modo significativi anche quei documenti più tecnici, come contratti e documenti amministrativi, che svelano la complessa macchina organizzativa che ha permesso a Ricordi di promuovere le carriere dei suoi artisti a livello globale, plasmando profondamente l’industria musicale nell’Ottocento. Si tratta di una prospettiva che ci permette di comprendere la moderna discografia e l’evoluzione delle cultural industries.

Gli archivi sono un patrimonio inestimabile del presente e non solo luoghi di pura conservazione: qual è l’importanza dell’Archivio Storico Ricordi per il futuro?

Ogni archivio è per definizione uno strumento proiettato nel futuro, perché i documenti con la loro problematicità e ricchezza continuano a porre interrogativi, a stimolare la curiosità e la scoperta, a fornire chiavi di lettura della contemporaneità. Negli anni abbiamo raccolto le più varie richieste di studio e collaborazione, e questa molteplicità di punti di vista, unita alla crescente accessibilità dell’Archivio attraverso la rete e il digitale, non farà che accrescerne la conoscenza e favorire nuovi percorsi di approfondimento.

Info Archivio Storico Ricordi

 

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