Antiqua Vox e il Barocco italiano: intervista ad Andrea Marcon

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La Fondazione Antiqua Vox nasce grazie all’impegno del suo Presidente Claudio De Nardo con un preciso scopo: valorizzare con restauri il patrimonio organaro trevigiano e diffondere l’amore per la grande musica barocca, organizzando concerti e appuntamenti divulgativi e curando il restauro e la restituzione di strumenti storici. Proprio quest’ultimo scopo anima il progetto Restituire Bellezza, che dal 24 maggio al 16 di giugno darà voce ad un prezioso clavicembalo presso le chiese di San Gaetano e Santa Caterina a Treviso. Per approfondire l’argomento raggiungiamo il celebre direttore d’orchestra, clavicembalista e organista Andrea Marcon durante una delle sue produzioni internazionali.

Maestro Marcon, dove si trova in questo momento?

Al momento sono a Francoforte, al Teatro dell’Opera, e sto facendo la Rodelinda di Haendel. La prima si è tenuta il 12 maggio, con la regia di Claus Guth. È una produzione che è già andata in scena anche a Madrid. Il che mi fa notare che opere come la Rodelinda se non sono comuni, non sono nemmeno così rare in Germania, Francia e Spagna, mentre in Italia non so nemmeno se sia mai stata eseguita. Nei paesi oltralpe il repertorio operistico barocco, d’altronde, è ormai un dato di fatto. Alle otto recite della Rodelinda è già quasi tutto esaurito: c’è la voglia di scoprire una musica che non si è mai sentita prima. Non è ovviamente possibile generalizzare, ma in Italia la formula del teatro di repertorio porta a ripetere un po’ sempre lo stesso repertorio, grandi classici come Traviata, Trovatore, Madama Butterfly, mentre è rarissimo sentire titoli di Händel al di fuori dei pochissimi celebri, anche opere che meriterebbero davvero di essere riscoperte.

Pensa che sia perché in Italia vi sarebbe poca attenzione da parte del pubblico?

Da quello che sento dai miei colleghi, in realtà, l’interesse del pubblico ci sarebbe. D’altronde le opere di Händel o di Vivaldi sono opere scritte per i cantanti e avevano come interpreti i più grandi solisti della propria epoca. Chi ama il canto, e un appassionato d’opera non può che amarlo, trova proprio nell’opera barocca un’attenzione ai talenti, alle qualità, alle sfaccettature delle voci. Ed è una delle ragioni per cui servono cantanti di altissimo livello per questo repertorio. Qui a Francoforte, in Rodelinda, c’è Andreas Scholl che canta Bertarido, mentre Unulfo è Jakub Orliński, nuova stella nel campo, insomma, voci capaci di cimentarsi con parti scritte per quei solisti. Dieci o quindici anni fa spesso non si riuscivano proprio a trovare i cantanti in grado di affrontare queste difficoltà tecniche, le esuberanze proprie degli interpreti dell’epoca. Fortunatamente da diverso tempo i cantanti  hanno capito che l’opera non inizia con Mozart, che ci sono oltre cento anni prima da scoprire e che anche la tecnica va indirizzata in un certo modo.

Perché pensa ci sia questa diffidenza verso il repertorio barocco, proprio in Italia che del Barocco è patria?

Non credo ci siano particolari motivazioni, ogni appassionato ha le sue preferenze. Le faccio un paragone con l’arte: sicuramente possiamo trovare appassionati anche culturalmente molto preparati che si trovano semplicemente più portati per gli Impressionisti o per Picasso, rispetto agli autori precedenti. Però nessuno potrebbe far finta di non conoscere il Seicento, Caravaggio e la sua scuola, oppure la scuola veneta del Cinquecento: fa parte del nostro patrimonio culturale. Se nell’arte, quindi, si sono fatti molti passi avanti, e non si contano le mostre dedicate ai grandi maestri del Barocco cui il pubblico accorre numeroso, altrettanto non si può dire per la musica. E in tutto ciò ci dimentichiamo anche del Cinquecento musicale, importantissimo in Italia e tenuto in vita da cori straordinari che eseguono questo repertorio ricevendo premi internazionali. Le persone, gli interpreti, i gruppi ci sono, quello che ci serve è lo spazio che meritiamo nel territorio nazionale.

Questo ci permette di avvicinarci ad uno degli argomenti centrali di questa intervista, Antiqua Vox, il cui scopo è proprio quello di sostenere la diffusione del repertorio barocco. Com’è nata la sua collaborazione con il progetto?

Antiqua Vox l’ho vista nascere perché Claudio De Nardo è un amico da quando eravamo ragazzi. Lui è sempre stato un amante di organi e strumenti storici e si è poi appassionato di Barocco, di questo splendido repertorio da riscoprire. Parlavamo giusto poco tempo fa della Juditha Triumphans di Vivaldi, che ho appena diretto al Teatro dell’Opera di Amsterdam, e si notava giusto come la Juditha sia un brano totalmente sconosciuto. E potremmo dirlo di tantissimi altri grandi lavori di musicisti italiani tra Sei e Settecento. Troviamo, qui, un’enorme discrepanza tra il livello della musica e la loro presenza nel repertorio: con le dovute eccezioni si tratta davvero di capolavori, che quasi nessuno conosce. Mentre se parliamo di altri capolavori, come Don Giovanni, Così fan tutte, le opere di Wagner, per non parlare di Puccini e Verdi!, troverà migliaia di persone che conoscono non solo il testo del libretto a memoria, ma letteralmente le note che compongono la partitura. Alla musica barocca questo manca ancora e in Italia ci siamo uniti ben tardi al movimento che è partito da Olanda e poi Inghilterra alla fine degli anni ’60. Certo, ci siamo ripresi in fretta e ci siam fatti valere fin da subito, ma mi ricordo bene che quando avevo 20 anni per studiare prassi storica dovetti andare alla Schola Cantorum di Basilea. Oggi le cose sono migliorate, molti conservatori hanno attivato dipartimenti di musica antica e di strada se n’è fatta tanta, anche grazie all’attività dei gruppi italiani. Però va detto: si è fatto molto, ma ancora non abbastanza.

Come ritiene che si ponga Antiqua Vox in questa direzione? Come si evolverà la fondazione?

Ci tengo a specificarlo: io non sono il direttore artistico di Antiqua Vox, che in realtà nella fondazione non esiste. Però ne ho sempre seguito la crescita, offrendo molte idee che spesso hanno trovato una loro realizzazione. La novità adesso è che a partire dal prossimo anno si darà vita ad un vero e proprio festival di musica antica, concentrato negli ultimi giorni di maggio. L’idea è di raggruppare un po’ l’attività, che era ampia e variegata: il ventaglio di proposte andava dal ciclo di concerti d’organo alle accademie dedicate ai giovani, dal ciclo primaverile Baroque Experience ai concerti estivi ed altro ancora. Parlando con il Presidente, Claudio, ho suggerito di concretizzare quest’offerta in una proposta intensa, sul modello dei festival estivi. Un periodo di tempo limitato, dieci giorni o due settimane, con un numero di concerti elevato. E questo potrebbe essere un ulteriore futuro sviluppo per Antiqua Vox, per creare quello spazio di cui c’è davvero bisogno.

Nel futuro immediato si terrà intanto il più recente progetto di Antiqua Vox, Restituire Bellezza, un progetto cui anche lei ha preso parte.

Esatto, questa è un’altra delle proposte di Antiqua Vox, faccio davvero fatica ad elencarle tutte da quante sono! Restituire Bellezza è un progetto dedicato al recupero degli strumenti storici, che vengono restituiti con concerti specifici a loro dedicati. È questo il caso del clavicembalo prestigiosissimo dei Musei Civici di Treviso, uno strumento che adesso è attribuito a Mathias de Gand, un’attribuzione che era stata fatta dal Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini proprio poco prima della sua scomparsa. Sulla scia di questo restauro è nato il ciclo di concerti tra la Chiesa di Santa Caterina e di San Gaetano, che partirà adesso a fine maggio.

Lei stesso sarà protagonista di uno di questi concerti.

Sì e in quell’occasione verrà anche presentato un secondo strumento musicale altrettanto prestigioso: si tratta di un violoncello che per lungo tempo fu attribuito addirittura a Gasparo da Salò. Al momento questo è forse escluso, ma è comunque uno strumento molto, molto antico, in origine forse un bassetto di viola, poi riadattato nei secoli come violoncello. Con questo violoncello Antiqua Vox prosegue dunque il suo restauro degli strumenti dei Musei e ce ne sono diversi, tra cui una spinetta, un clavicembalo a due tastiere italiano, un’arpa… tutti strumenti che appartenevano alla collezione musicale del Conte Lattes, che quando mancò lasciò tutta la sua collezione non solo di strumenti ma anche di dipinti ai Musei Civici di Treviso. Durante il concerto esploreremo con Massimo Raccannelli repertorio per violoncello di Geminiani, Vivaldi, Boccherini e altri ancora, mentre io siederò al cembalo con Giulio Padoin al violoncello e Gianluca Geremia al liuto, per il continuo. È prevista anche la partecipazione del mezzosoprano Benedetta Mazzucato insieme alla quale eseguiremo un Salmo di Benedetto Marcello e, neanche a farlo apposta, l’Aria di Morgana dall’Alcina di Händel!

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