Alessandro Quarta: “l’abito non fa il musicista”

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Insignito del titolo di “Miglior Eccellenza Italiana nel Mondo per la Musica” nel 2017 a Montecitorio, acclamato dalla CNN come Musical Genius, violinista, polistrumentista e compositore, Alessandro Quarta si è recentemente esibito nel concerto di chiusura dell’Estate Musicale del Garda, il festival violinistico internazionale diretto da Roberto Codazzi, intitolato allo storico liutaio Gasparo da Salò. In quest’occasione abbiamo dialogato con il musicista originario del Salento per conoscerlo più da vicino.

Avvicinare il pubblico alla musica colta

La mia battaglia, quella che vincerò, è di portare i giovani a teatro e nelle sale da concerto con programmi di classica che possano appassionare e coinvolgere tutti. Vorrei far capire alle nuove generazioni, ma anche agli adulti che hanno pregiudizi verso la musica definita “colta”, che in realtà numerosi brani già ci appartengono. Molti sono contenuti all’interno di produzioni cinematografiche famose e li abbiamo già apprezzati probabilmente senza essercene nemmeno accorti. La musica per me è emozione. Al recente Festival Show di Padova erano presenti 25.000 spettatori, accorsi per ascoltare diversi artisti. Quando ho visto il pubblico emozionarsi per le mie versioni di Fracanapa e Libertango di Astor Piazzolla, arrangiate con violino e pianoforte, ho avuto la conferma di essere sulla giusta strada.

Ritiene che inquadrare una composizione come appartenente a un genere specifico possa in certe situazioni essere limitante e creare degli stereotipi?

Io, vestito come mi vedete di solito, suono anche con i Berliner Philharmoniker, ma non perché voglio essere un personaggio. Sono fatto così. Ritengo che sarebbe una forzatura mettermi un altro abito solo per collocarmi dentro un certo stile di musica. Alcune classificazioni che abbiamo creato in certi casi sì, in effetti, non fanno il bene della musica. Purtroppo i gusti del pubblico sono sempre più spesso condizionati dalle scelte delle etichette discografiche che hanno ideato dei programmi televisivi e un tipo di comunicazione solo per il proprio business e non per divulgare cultura.

Qual è lo stato di salute della musica classica in Italia

La musica classica non è morta, ma ha indubbiamente tante difficoltà a farsi spazio. Iniziative come quella di portare i ragazzi a teatro in orario scolastico probabilmente non basta. È necessario appassionare i più giovani per condurli di loro spontanea volontà ad ascoltare un concerto. Non c’è una sola ricetta vincente, ma se non si fa un lavoro culturale che parte più in profondità, si rischia davvero di allontanare intere generazioni dai luoghi più vocati per fare musica.

Lei ha partecipato all’ultimo Festival di Sanremo, intervenendo sul palco con Il Volo, un trio affermatosi in origine grazie a una trasmissione televisiva. Cosa ne pensa dei talent show?

I tempi cambiano e i talent show sono diventati una modalità per individuare artisti meritevoli e dotati. Se il discorso, però, resta confinato al programma tv, si creano dei fenomeni effimeri, che durano per poco tempo e rimangono legati alle strategie di business del mondo dello spettacolo. Io invece dico: “Hai vinto?” Bene, ora ti metti a studiare e ci rivediamo fra dieci anni. I ragazzi de Il Volo hanno fatto così. Hanno coltivato il loro talento che era emerso di fronte alle telecamere. Ho sempre ritenuto che per consolidare il successo serva parecchia disciplina e un’attenzione maniacale nella preparazione e nella cura dei dettagli. Per questo motivo ho accettato di collaborare con loro, perché hanno dimostrato di valere al di là del successo guadagnato inizialmente con la grande visibilità ottenuta in televisione.

Astor Piazzolla

In questo suo lavoro di divulgazione culturale ha sfruttato le composizioni di Astor Piazzolla, che porta in tour da diverso tempo ormai e che ha proposto anche a Salò a un pubblico abituato a un repertorio violinistico differente da quello del grande rifondatore del tango argentino. Perché questa scelta?

Io impiego le musiche di Piazzolla per fare un passo indietro e per ritornare con il folk alle origini della musica. Folk non vuol dire arte meno valida, perché se non fosse esistita l’habanera in Spagna, per esempio, Georges Bizet non l’avrebbe mai inserita all’interno della sua Carmen, per farla diventare una delle arie più note al mondo.

Alessandro Quarta: progetti per il futuro

Sto scrivendo la colonna sonora di due film importanti: uno per il registra Premio Oscar Anthony La Molinara e l’altro per una produzione di Rai Cinema della regista lituana Kristina Sarkyte. Poi sto portando avanti il mio nuovo album che uscirà nel 2020, ma non posso rivelare ulteriori dettagli. Ci saranno inoltre molti altri progetti con Roberto Bolle, con Il Volo e con Dee Dee Bridgewater, che mi coinvolgerà con il suo ritorno in Italia per un grande tour.

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Immagine Ph. Dan Codazzi

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