Il progetto Alessandro Grandi dell’Accademia d’Arcadia

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In un panorama musicale che sembra sempre meno attento ai progetti di recupero consapevole delle misconosciute figure musicali del passato, l’ambiziosa impresa discografica dell’Accademia d’Arcadia su Alessandro Grandi (1590–1630) appare notevole.

L’articolata tournée che sta conducendo il Coro d’Arcadia e l’Ensemble UTFASOL in diversi festival sul territorio nazionale propone al pubblico un’anteprima delle composizioni sacre, e in minima parte profane, registrate per l’etichetta Arcana nel CD “Alessandro Grandi: Celesti fiori – Motetti”, disponibile da luglio.

Al termine dell’apprezzato concerto d’anteprima che ha visto la presentazione ufficiale del CD al Museo della Musica di Bologna (dove sono conservate alcune delle fonti utilizzate per la realizzazione dell’incisione) abbiamo intervistato il direttore, Alessandra Rossi Lürig.

Il progetto Alessandro Grandi

La figura di Alessandro Grandi e la forma del motetto sembrano narrarci una storia dimenticata. Quali le ragioni che hanno portato alla scelta di questi soggetti?

Mi è capitato di ascoltare in concerto un motetto a voce sola di Grandi e la qualità della musica mi è parsa stupefacente. Ho dunque cercato di ascoltare altro. A parte un CD degli anni ’90 di René Jacobs, purtroppo quasi nulla è stato inciso. Ho dunque cominciato a recuperare copie delle stampe originali dei sei libri di motetti a varie voci: queste letture mi hanno confermato la qualità della musica di Grandi.

La prefazione di Marcelli

Nel booklet si fa riferimento alla Prefazione di Placido Marcelli al Primo libro di mottetti (1614) di Grandi: «Qui la chiarezza delle parole non fugge con le fughe del musico, né l’arte del parlare perde i suoi pregi nell’arte del canto». Sono state queste espressioni a ispirare la ricerca del fraseggio ampio e coerente con il testo che traspare nitidamente dall’ascolto del CD?

La felicissima descrizione di Marcelli corrisponde totalmente all’idea che mi sono fatta circa l’interpretazione di questa musica (e in generale, di tutta la musica vocale di questo periodo). Esistono molte testimonianze simili a quella di Marcelli per quanto concerne la musica vocale profana, ma pochissime riguardanti la musica sacra. Questa frase di Marcelli ci fa capire che non esistevano differenze di stile fra la musica profana e quella sacra. La “seconda pratica” era allo stesso tempo un modo di scrivere e un modo di interpretare. Era una nuova visione del far musica, ogni genere di musica.

Prossimi progetti

Il “progetto Grandi” segue il fortunato “Et manchi pietà” realizzato sulla figura di Artemisia Gentileschi in collaborazione con Silvia Frigato. Vuole fornire un’anteprima del prossimo progetto dell’Accademia d’Arcadia?

Il nostro progetto futuro riguarderà sempre Venezia, ma questa volta si tratterà di musica profana, e in particolare di madrigali. Si tratta di un genere che, nel primo ventennio del Seicento, stava ormai declinando per poi scomparire del tutto: le ultime testimonianze dei compositori veneziani (includo Monteverdi, che proprio a Venezia compose i più importanti libri di madrigali) sono tanto affascinanti quanto musicalmente sorprendenti sia per espressività, sia per modernità di scrittura.

 

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