Al Lubiana festival un focus Bol’šoj

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Chiusi molti dei nostri teatri, orfani come siamo di musica e balletto, consoliamoci con qualche progetto post quarantena.

Già annunciata, la sessantottesima edizione del Festival di Lubiana, in programma la prossima estate, include nella sezione danza un titolo che con il giusto anticipo ci preme segnalare, Spartacus di Jurij Grigorovič, nell’interpretazione del Balletto del Teatro Bol’šoj di Mosca.

In questa rubrica diamo spesso risalto al balletto russo, non solo per l’indiscussa eccellenza, ma perché ormai sono sempre più rare le occasioni per ammirarlo nel nostro paese. In questo caso basterà attraversare la frontiera ad est per raggiungere in poche ora la città del grande architetto Jože Plečnik (approfittandone per visitare le sue opere!). L’appuntamento è alla Cankarjev Dom, il grande centro culturale che ospita Spartacus per due recite (6 e 7 luglio).

Spartacus: una storia epica

Raro è anche vedere Spartacus in Occidente: di quando in quando la troupe moscovita lo porta in trasferta a Londra, come è accaduto la scorsa estate, per il piacere degli inglesi che adorano questo balletto. Ma raramente i nostri teatri e festival hanno il coraggio di proporre un titolo da noi pressoché sconosciuto, salvo poi accorgersi dell’entusiasmo che scatena anche nel grande pubblico, non solo tra gli amanti del balletto. Se appena un paio di compagnie o poco più lo hanno attualmente in repertorio, va detto che vedere Spartacus nell’interpretazione del Bol’šoj è esperienza irrinunciabile: la compagnia lo interpreta come nessun’altra e vi trova forse la sua migliore espressione. Perché è qui che il balletto di Grigorovič ha debuttato, nel 1968, concepito proprio per la fisionomia unica del corpo di ballo e dei solisti del Bol’šoj, in perfetto equilibrio tra potenza tecnica e lirismo espressivo. Spartacus è anche il titolo che meglio rappresenta il balletto sovietico, oltre i limiti dell’ideologia imposta rimasto nel tempo quale perfetta opera d’arte.

Le storie umane di un balletto

È il caso di questo spettacolo, che racchiude le storie umane di molti artisti di quell’epoca. A partire da Aleksandr Volkov, che ne scrisse il libretto dal romanzo di Antonello Giovagnoli: la vicenda dello schiavo trace Spartacus in rivolta contro l’oppressore romano era perfetta a sostegno della causa rivoluzionaria, eroe migliore non si sarebbe potuto trovare. Aram Chačaturjan, compositore di origine armena già messo al bando dal regime, trovò proprio nella partitura di Spartacus, eroica dalle tinte romantiche, intrisa di colore caucasico, l’opera del riscatto. Fallirono le versioni coreografiche di due maestri quali Leonid Jacobson (recentemente ricostruita al Teatro Mariinskij) e di  Igor’ Moiseev  (cancellata dopo sei sole rappresentazioni), mentre è sempre cresciuto il successo della produzione di Grigorovič, rimasta invariata nel suggestivo allestimento di Simon Virsaladze.

Imponenti le scene corali del balletto: lussuriosi i banchetti degli antichi romani, esaltanti le rivolte degli schiavi traci, realistici i duelli tra i gladiatori compagni. A contrasto toccanti i monologhi e i passi a due tra la coppia trace Spartacus e Frigia, ambigui gli assoli e i duetti degli antagonisti romani Crasso ed Egina, al debutto affidati a interpreti rimasti leggendari: Vladimir Vasil’ev e Ekaterina Maksimova (coppia anche nella vita), Maris Liepa e Nina Timofeeva.

Dopo alcuni anni senza più ballerini adatti, nell’ultima generazione del Bol’šoj l’ultranovantenne coreografo, ancora attivo, ne ha trovati di ideali, per tutti e quattro i ruoli principali. Ancora non sono noti i casts di Lubiana, ma per entrambe le recite aspettiamoci eccellenti interpreti, per prestanza tecnica e sensibilità interpretativa.

Da notare la presenza dell’Orchestra del Teatro Bol’šoj, di lì a due giorni impegnata in un altro titolo emblematico del repertorio russo, l’opera La Dama di picche (9 e 10 luglio) di Pëtr Ilič Čajkovskij. Varrà la pena prolungare il soggiorno vista la rarità in cui è anche questo titolo è rappresentato sui palcoscenici occidentali.

Altre danze al festival di Lubiana

Se Spartacus è l’appuntamento di danza di maggior richiamo dell’intero festival, da segnalare sono anche altri appuntamenti. È di soddisfazione vedere che l’inaugurazione è affidata a una nostra star, Roberto Bolle, impegnato in uno dei suoi Gala con Friends di sicuro successo (28 giugno).

Di interesse anche la compagnia slovena SNC Maribor, con lo spettacolo Tango (20 luglio): a  firmarlo è il direttore Edward Clug, talento della scena contemporanea, che con il suo segno peculiare è tra i coreografi di punta di oggi.

Per consultare l’intero programma del festival di Lubiana e acquistare i biglietti: https://ljubljanafestival.si/en/

Immagine di copertina Ph. M. Logvinov

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