Al lido di Venezia riproposto un capolavoro del cinema muto: Rosita

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In occasione della pre-apertura della 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Alberto Barbera, direttore della sezione Cinema della Biennale, ha scelto uno dei capolavori del cinema muto, Rosita (1923) di Ernst Lubitsch, presentato in prima mondiale nella nuova copia restaurata in 4K dal Museum of Modern Art (MoMA) di New York, col supporto di The Film Foundation. 

L’incontro folgorante tra due star come la diva Mary Pickford e l’allora già celebre regista ebreo-berlinese, rappresenta un primo punto di interesse della collaborazione  che portò alla nascita del kolossal. La Pickford in realtà, quando invitò Lubitsch ad Hollywood, desiderava essere diretta in un dramma elisabettiano, ma il regista rifiutò proponendole invece  il ruolo di Margherita nel Faust. Alla fine i due artisti optarono per Rosita, dramma sentimentale dai risvolti ironici e graffianti, ambientato in una Spagna fuori dal tempo ove un Re lascivo (Holbrook Blinn) s’innamora di una cantante di strada popolare molto provocatoria (Mary Pickford), la quale però si è a sua volta invaghita di un nobiluomo, che l’ha salvata dalle guardie del re. 

Nonostante lo straordinario successo registrato alla prima, realizzata nel ’23, il film uscì dalla circuitazione. La Pickford, infatti, ne ostacolò la diffusione per ragioni che ancora rimangono ignote. Consentì che il film venisse distrutto ma per ragioni misteriose fece comunque preservare il quarto rullo.

Negli anni ’60 una copia in nitrato fu scoperta negli archivi russi e rimpatriata grazie al Museum of Modern Art. Un negativo di sicurezza fu realizzato dalla copia in nitrato, ma nessun lavoro ulteriore venne fatto, a causa dei costi e della difficoltà di ricreare le didascalie inglesi. Una copia di tutto lo script, che includeva le didascalie, era però sopravvissuta nella collezione dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Usando come modello i titoli del quarto rullo preservato dalla Mary Pickford, vennero così realizzate nuove didascalie che ricalcavano gli originali. 

La ricostruzione della partitura originale di Rosita è stata affidata dal Direttore Sezione Cinema del MoMA, Dave Kehr, a Gillian Anderson, musicologa e direttrice d’orchestra considerata un’assoluta autorità nella ricerca sul rapporto tra musica e immagine e in particolare un’esperta internazionale del film muto fra gli anni ’20 e ’30. La Anderson ha ricevuto dal Museo americano la lista dei cinquanta brani utilizzati per la proiezione del film avvenuta nel ’23, arrangiati da Louis Ferdinand Gottschalk, (pronipote di Louis Moreau Gottschalk), pioniere della musica per film e storico collaboratore del regista Lyman Frank Baum. Alla Biblioteca del Congresso di Washington la studiosa ha ritrovato materiale d’orchestra relativo alla partitura che necessitava di un preciso adattamento del suono all’immagine. Con un lavoro certosino la musicologa americana ha misurato la durata di ogni scena del film, una volta restaurato, e operato i tagli necessari sulla partitura per consentire la perfetta sincronia esecutiva durante la proiezione. Inoltre si è resa necessaria una trascrizione per organico più ridotto, comprendente due violini, un violoncello, un contrabbasso, un flauto, un clarinetto, una tromba , un trombone, un pianoforte e le percussioni. 

L’impegno imponente  è costato alla Anderson tre mesi di alacre lavoro e molte ore di prove in silenzio, ascoltando la musica mentalmente per potere immaginare i tagli più opportuni. L’esito ha consentito di apprezzare la perizia di Gottshalk, fine conoscitore del repertorio tradizionale e autore delle transizioni necessarie per collegare in modo coerente un materiale tanto variegato dal punto di vista stilistico. Vi sono infatti richiami al teatro d’opera (Verdi, Puccini, Bizet), all’oratorio e alla musica popolare. L’orchestra della Mitteleuropa, opportunamente amplificata  per consentire una efficace resa in sala Darsena, segue puntualmente la Anderson rivelando la versatilità interpretativa e il talento strumentale delle sue prime parti. Successo caloroso cui l’ascolto della musica dal vivo ha offerto un contributo fondamentale.

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