Marco Di Bari: Il tuo piano per domani

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«Penso che in Italia riformare la didattica musicale sia fondamentale»: questo, in sintesi, il pensiero di Marco Di Bari, compositore nonché docente all’Accademia Pianistica di Imola che ha appena pubblicato per la casa editrice Volontè & Co “Il tuo piano per domani”. Gli abbiamo chiesto di raccontarci la genesi di questo progetto.

Maestro Di Bari, ci racconti come è arrivato alla pubblicazione di questo volume.

Il volume è un progetto al quale abbiamo lavorato per otto anni. Non volevo fare un libretto per ragazzi, né una cosa buttata lì a caso. Quest’idea è nata nel corso di un trentennio di esperienza sviluppatasi su due poli: l’Accademia di Imola da una parte, con una didattica molto specialistica, e il Conservatorio dall’altra dove, insegnando Didattica della composizione, preparo i futuri maestri e spiego come utilizzare la scrittura di pari passo con la lettura. Come insegnante al Conservatorio ho notato che a volte arrivavano diplomati in pianoforte che non riuscivano a distinguere un accordo maggiore da uno minore, oppure che non sapevano improvvisare…

E da qui è nata la sua idea…

Esattamente. Da lì mi sono reso conto che la didattica aveva qualche falla e che era necessario vedere quali fossero le radici di questo ritardo. Penso che in Italia riformare la didattica musicale sia fondamentale. Ho molto indagato sulle scuole e sicuramente, rispetto a prima, molti metodi sono diventati accattivanti per i bambini ma la sostanza è rimasta la stessa, quindi abbiamo un insegnamento che, per ciò che concerne l’approccio pianistico, è fermo all’Ottocento.

Come si articola il suo metodo?

I principi di questo metodo sono tre e sono semplici: il primo è che non esiste un gesto tecnico in quanto tale, intendo dire che la “ginnastica”. Se ci pensa, nessuna maestra di scuola chiede ai suoi allievi di leggere un testo il più velocemente possibile o saltando dei punti o a parole alterne. Dunque la mera tecnica non ci interessa. Il secondo è: non chiedo nulla all’allievo che prima non sia una sua acquisizione corporea, bisogna sentire già col corpo ciò che si chiede di fare allo strumento. Terzo: il nuovo e il vecchio devono convivere. Suoni armonici, improvvisazione sono già affiancati alla tecnica essenziale in modo che il bambino abbia accesso da subito ad entrambe le cose perché solo così ci può essere un’osmosi tra i due approcci, altrimenti si continuerà a pensare che si studia per vent’anni composizione e poi solo dopo si passa ad altro. Si tratta di una didattica che ho affinato all’Accademia di Imola e che è verticale da un lato, diversa da quella a cui si è abituati,  e dall’altro è orizzontale e molto tecnica.

Questo è un testo che il bambino può usare da autodidatta? 

No, ci vuole sempre il Maestro. Il testo è per bambini che vanno dai cinque agli otto anni, quindi si potrebbe usare sia nelle scuole elementari che nelle scuole di propedeutica della musica e tutto viene aggiornato continuamente sul sito di riferimento.

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