La scomparsa di Mario Bortolotto: storico con un debole per la critica

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Aveva compiuto 90 anni meno di un mese fa Mario Bortolotto (Pordenone, 30 luglio 1927 – Roma, 27 settembre 2017), scomparso nella notte a Roma. Già da qualche tempo avevamo smesso di vederlo nei teatri, ai festival, ai concerti che da critico “sui generis”, venerato certo ma anche temuto e vezzeggiato frequentava con mondana assiduità.

Ad Amadeus aveva felicemente collaborato per molti anni, chiamato dal direttore Duilio Courir, che aveva fortemente voluto tanti anni dopo con lui nel suo giornale la firma dell’amico-rivale di una vita che nel 1966, con lui e  il giornalista Alberto Pironti aveva dato vita alla rivista Lo spettatore musicale.

Quell’esperienza intellettuale li aveva uniti in modo fortissimo al di là delle differenze di personalità e di visione. E ad Amadeus Bortolotto preferiva palesemente collaborare con l’attività di critico militante che con quella di storico della musica, che pure tanto lustro nel mondo della cultura – caso non comune per un musicologo – i suoi studi e i suoi libri anticipatori e definitivi gli avevano dato. I titoli (per la gran parte pubblicati dall’Adelphi di Roberto Calasso) tutti li conoscono: Introduzione al Lied romantico (1962)  Fase seconda. Studi sulla Nuova Musica (1968), La Consacrazione della casa (1982) Dopo una battaglia (1992), Est dell’Oriente (1999), Wagner l’oscuro, (2003), La serpe in seno. Sulla musica di Richard Strauss (2007), Corrispondenze (2010) e Fogli multicolori (2013).

Per un giovane redattore era una lezione di forma e di sostanza leggerlo e “passare” i suoi pezzi – parole nuove da scoprire, spesso (sapete cosa significa “indigete” per esempio?) – prosa densissima mai facile ma sempre illuminante a leggere tra le pieghe della complessità – e una lezione professionale averlo tra i collaboratori, tra le “firme” del giornale. Un piglio brusco ma amichevole nel fondo anche nelle  telegrafiche conversazioni telefoniche per stabilire argomenti, lunghezze, date di consegna degli articoli, sempre venata di un’ironia e di una complicità del mestiere che ti faceva abbassare la cornetta tra il divertito e il disorientato. Era puntuale e preciso Bortolotto nelle suo ruolo di collaboratore alla fine, anche quando le recensioni  le spediva via lettera e arrivavano in Redazione (insieme agli scontrini di alberghi ristoranti e caffè per i rimborsi spese) in una busta con l’indirizzo di Amadeus vergato a mano da una scrittura che gli assomigliava. Spigolosa, forte, autorevole. E  un po’ eccentrica.

Immagine di copertina Ph. Francesco Maria Colombo

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