First Man: la colonna sonora firmata da Justin Hurwitz

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Che il 20 luglio 1969 il mondo sia rimasto con il fiato sospeso, non è certo una notizia inedita. Tuttavia, mentre milioni di persone seguivano in diretta l’allunaggio dell’Apollo 11, accadeva anche qualcosa non ripreso dalle telecamere della Nasa. Quei momenti hanno cambiato sì un’epoca, ma pure chi quel passo lo ha compiuto: Neil Armstrong, l’astronauta, l’uomo.

Si muove proprio dalla dicotomia tra il bagaglio intimo di Armstrong e l’epopea della conquista spaziale il film “First Man – Il primo uomo”. A raccontare questa vicenda intensa, c’è Damien Chazelle, già regista di “La La Land” e, al suo fianco, come già per il musical, c’è Justin Hurwitz (il compositore che, in quell’occasione, ha alzato una statuetta dell’Oscar per la miglior colonna sonora).

La cronaca della missione spaziale diventa così una sorta di cornice alla vicenda, travagliata e sofferta, del protagonista del film, interpretato da Ryan Gosling: da un lato, l’astronauta invincibile che rappresenta la conquista dello spazio, la supremazia galattica inseguita da USA e URSS; dall’altro, il padre che si trova ad affrontare la morte della figlia ed elaborare una perdita inimmaginabile. In questo intreccio, si fondono e oppongono melodie e voci strumentali, che variano da un corpo sonoro orchestrale a una sapiente sperimentazione, scivolando su temi ricorrenti intervallati da suoni distorti, concreti, quasi dissonanti.
Tra i temi presenti, ad esempio, uno dei fondamentali è “Karen”, che fa il suo ingresso tra delicati tocchi all’arpa in un brano veloce quanto un soffio ma che, nel corso della colonna sonora di “First Man”, ritorna, contaminando altre tracce e assumendo i contorni di tema portante.

La sua linea melodica si rintraccia infatti in “It’ll Be An Adventure” e “Crater”. In entrambi, è presente il theremin, fondamentale in quest’opera di Hurwitz: lo strumento sembra infatti la perfetta sintesi tra tecnologia e uomo, il suo suono algido, condotto da una mano sapiente, può toccare ogni sfumatura, dalla sofferta drammaticità alla diafana atmosfera. Ancora, il tema riemerge in “Docking Waltz” dove si innesta, per l’appunto, su un valzer.

In “The Landing”, e già il titolo suggerisce quanto questa traccia possa essere il cuore della narrazione, “Karen” si fonda con un altro tema “The Armstrongs”. E qui nasce un contrappunto di intenti musicali: mentre la linea di archi sottolinea quest’ultimo, sono gli ottoni a incedere con i motivi di “Karen”, conducendo immagini e spettatore dalla delicata dimensione sonora dello strumento singolo alla maestosità di un universo musicale.

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