Bologna Festival: la Johannes Passion firmata Ton Koopman

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Il Bologna Festival 2018 ha aperto magnificamente i suoi battenti con una Johannes Passion firmata Ton Koopman e Amsterdam Baroque Orchestra & Choir. A pochi giorni dalla Pasqua, mercoledì 28 marzo, il concerto ha offerto al pubblico bolognese la stupenda meditazione bachiana sulla passione e morte di Cristo nella coinvolgente interpretazione di Koopman, da anni impegnato nello studio e nell’esecuzione del maestro di Eisenach. Con l’Amsterdam Baroque Orchestra & Choir ha infatti inciso l’integrale delle cantate di Bach valsogli il BBC Award, il premio Berlioz ed il Deutsche Schallplattenpreis Echo Klassic.

Koopman ha scelto una linea interpretativa chiara basata su una concertazione equilibrata ed omogenea. Fin dal coro iniziale «Herr, unser Herrschner» l’orchestra è apparsa intimamente coesa sotto il suo gesto energico che si è focalizzato sulle sfumature più profonde offerte dalla partitura. Dinamiche ben calibrate e grande delicatezza dell’espressione hanno contrassegnato l’interpretazione di Koopman, che ha diretto tutto l’oratorio all’organo accompagnando anche i recitativi secchi ed alcune arie con strumenti concertanti.

Particolarmente efficace si è mostrata anche l’articolazione dei tempi e la gestione delle brevi pause disseminate attraverso i numeri dell’opera, che hanno permesso il perfetto godimento di un’opera lunga circa due ore senza intervallo.

Ottima la performance dell’orchestra che, fin dalla sua fondazione, ha fatto dello studio della prassi esecutiva storicamente informata il proprio fiore all’occhiello. L’efficacia timbrica di questo ensemble, derivata dall’uso di strumenti d’epoca e di copie di strumenti originali, deve molto del suo valore anche all’utilizzo di proporzioni strumentali equilibrate, basate su un rapporto diretto con le fonti e con le cronache dell’epoca. Molto apprezzate le viole d’amore nell’arioso «Betrachte, meine Seel» e nella seguente aria «Erwäge»; estremamente suggestivo l’intervento della viola da gamba di Robert Smith nell’aria «Es ist vollbracht!».

La posizione arretrata, in fondo all’orchestra, non ha suffragato la valorizzazione dei fiati: se il suono argentino dei flauti traversi è sempre stato sentito con chiarezza, non molto presente e caratterizzato è risultato infatti il suono degli oboi e poco mordente il loro intervento nell’aria del contralto «Von den Stricken», che manifesta un uso arditissimo delle dissonanze dell’oboe d’amore e dell’oboe da caccia, cui è affidato un ruolo concertante di primo piano nell’aria «Zerfliesse, meine Herze». Molto garbato, invece, il suono degli archi ed assai apprezzabili i fraseggi proposti dal direttore, da sempre attento, anche in qualità di organista e cembalista, alla “dinamica” insita nell’articolazione armonica e melodica della musica. La linea del basso, egregiamente sostenuta dai violoncelli, dal contrabbasso, dalla tiorba, dai due organi, dalla viola da gamba e dal fagotto è apparsa costantemente espressiva, variegata e ricca di sfumature.

Di grande pathos tutti gli interventi del coro: l’Amsterdam Baroque Choir ha donato una timbrica soave e pastosa ai corali che punteggiano tutta la Passion ed ha conferito una patina di commozione al magnifico coro finale «Ruht wohl, ihr heiligen Gebeine».

Ad eccezione del tenore Tilman Lichdi, che ha sostenuto la parte dell’Evangelista, gli altri tre soli hanno brillato soltanto di luce riflessa. Se troppo spessa è apparsa la voce del soprano Yetzabel Arias Fernandez, quella del basso Klaus Mertens ha mostrato una timbrica molto gradevole, ma fin troppo gracile. Anche Maarten Engeltjes, cui è stata affidata la parte del contralto, non è risultato del tutto convincente.

Il concerto si è rivelato un evento musicale che, nel suo complesso, non può non definirsi eccezionale: l’energia, la fantasia e il genio di Koopman hanno regalato al numeroso pubblico momenti indimenticabili.

Il Bologna Festival promette ancora eventi di primissimo rilievo; tra i tanti, basti citarne uno: i fan delle grandi interpretazioni di Bach potranno a maggio incontrare Sir John Eliot Gardiner in un concerto di enorme spessore, dedicato a quattro cantate del grande compositore di Eisenach.

Immagine di copertina Ph. Roberto Serra

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