Barenboim festeggia i suoi 75 anni alla Philarmonie di Berlino

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Il 15 novembre del 1942 nasceva a Buenos Aires Daniel Barenboim, una delle personalità più significative per il mondo musicale degli ultimi decenni. Pianista, direttore, pensatore, politico, scrittore, pacifista, Barenboim vanta una lista di premi, medaglie, riconoscimenti e collaborazioni incredibilmente vasta e internazionale.

Già soltanto le orchestre di cui è stato (o è ancora) direttore stabile, così come i Teatri che l’hanno accolto (Orchestre de Paris, Chicago Symphony Orchestra, Staatskapelle Berlin, West- Eastern Divan Orchestra, Teatro alla Scala, Bayreuth, Deutsche Oper Berlin, London Philarmonic Orchestra, Teatro Colòn.. giusto per citarne alcuni) dimostrano l’incomparabile competenza e dedicazione di questo artista.

Per festeggiare il proprio compleanno, Barenboim non poteva che scegliere la città in cui vive e che alberga i suoi ultimi progetti (il Pierre Boulez Saal e l’Accademia Barenboim-Said, accanto alla Staatsoper Berlin), la sala della Philarmonie, luogo ricorrente nel suo percorso artistico e il direttore e amico che lo accompagna da molti anni, Zubin Mehta.

Nell’ambito di un concerto di beneficenza a favore del Musikkindergarten (asilo nido musicale fondato nel 2005 dallo stesso Barenboim), il 15 novembre sono saliti sul palco i musicisti della Staatskapelle, guidati da Mehta e affiancati da Barenboim. Ad aprire la serata è stata l’orchestra con Till Eulenspiegels lustige Streiche op. 28, “poema sinfonico” di Richard Strauss che basa sulle avventure e gli scherzi del personaggio mitico e ironico dell’immaginario tedesco. Diretti a memoria dall’energia e chiarezza di Zubin Mehta, i musicisti hanno dato vita alle sorprese di Eulenspiegel passando di tema in tema, tra cambi di tempo, dissonanze, momenti solistici e giochi dinamici capaci di entusiasmare il pubblico della Philarmonie. Entusiasmo che è soltanto aumentato all’apparire del festeggiato.

Assieme all’orchestra, Daniel Barenboim ha interpretato in prima assoluta la nuova composizione di Johannes Boris Borowski: Stretta. Dopo Encore (eseguito a inizio anno dal Boulez Ensemble fondato da Barenboim), si tratta del secondo pezzo che il giovane compositore tedesco dedica al Maestro argentino.

Un’orchestra in formazione classica, con un grande corpus di percussioni gestito da quattro percussionisti, dialoga e comunica con il pianoforte, vero protagonista della composizione. In un solo movimento si creano momenti di tensione e staticità, silenzi sospesi e passaggi virtuosistici, atmosfere che ricordano quasi i rumori di una grande città come anche accenni a ritmi di musica popolare. Come suggerisce il titolo, “Stretta” si sviluppa in un continuo rincorrersi e avvicinarsi delle diverse voci, in cui il pianoforte si ritaglia un ruolo principale sostenuto ma anche “sfidato” dall’orchestra. La padronanza di Barenboim su un ampio ventaglio di timbri e tecniche pianistiche necessarie in questo pezzo e la precisione di Zubin Mehta convincono il pubblico che applaude partecipativo anche il compositore presente in sala.

Dopo la pausa segue il Quinto Concerto per pianoforte op.73 di L. V. Beethoven. L’ultimo concerto di Beethoven, conosciuto anche come “Imperatore”, offre ai due veterani della musica classica un territorio (al contrario del precedente Stretta) ben conosciuto ed esplorato, e di conseguenza più libertà. Libertà che si intravede forse nelle piccole imprecisioni di Barenboim ma contemporaneamente nei suoi giochi dinamici e di tempo che incantano l’ascoltatore; nei dialoghi molto curati tra l’orchestra (e i rispettivi solisti) e il pianoforte, come anche nel trattamento spesso diverso di alcuni temi. Se la notevole differenza tra il tema del Rondò finale suonato da Barenboim con accenti quasi ironici e la versione orchestrale dello stesso tema sia un’intenzione o un disguido, non si rivela alle orecchie del pubblico. Quello che però è evidente è la grande intesa che regna tra i due Maestri sul palco dopo sessantun anni di amicizia e lavoro spesso condiviso. Alla fine di questo pezzo la sala della Philarmonie sembra quasi trasformarsi in uno stadio: la gente si alza e applaude energicamente per quindici minuti mentre osserva come ogni membro dell’orchestra regala una rosa rossa a Barenboim.  Commosso forse da questo atto di comunità e appartenenza, senza preavviso il pubblico intona “Happy birthday” e rende così omaggio a uno dei più grandi interpreti viventi. Emozionato e soddisfatto, Daniel Barenboim conclude la serata del proprio compleanno con le note di Clair de lune di C. Debussy, che nell’interpretazione puntuale e compatta riecheggiano qualcosa del Beethoven appena suonato.

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