«Alzati e suona»: Sollima e “Lazzaro” il violoncello di ghiaccio

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«Alzati e suona», dice Giovanni Sollima al violoncello di ghiaccio soprannominato Lazzaro che a ogni tappa del tour compie il miracolo della musica uscendo dalla sua custodia e producendo ancora suono, così fragile com’è per definizione. Quello di venerdì sera al Teatro Politeama di Palermo, per la stagione dell’Orchestra sinfonica siciliana, è stato in effetti un concerto evento, la conclusione di un percorso che sarà anche un film, il tour di Sollima col violoncello dalla cassa di risonanza di ghiaccio costruito dal liutaio Tim Linhart, presente in sala insieme all’equipe che ha accompagnato lo strumento per tutta l’Italia testimoniando l’evento incredibile di sentirlo suonare ogni volta, e dando prova di un progetto condiviso davvero intorno al motivatore Sollima.

Sul palco c’è una vera e propria bolla a bassa temperatura dentro la quale il musicista palermitano entra con giacca, cappellino e guanti tagliati per suonare la sua composizione dedicata allo strumento, The N-Ice Cello, concerto per violoncello, archi e percussione. A dirigere l’orchestra è lui stesso e i musicisti della Sinfonica guardano verso la bolla non solo per attendere gli attacchi, ma con lo stupore e l’ammirazione per la misteriosa teca e l’energia che trasmette il musicista. La prima cosa che cattura l’attenzione è il timbro dello strumento, così precario e naturale, caldo a dispetto della sua anima ghiacciata (manico, corde e archetto sono ovviamente quelle di un violoncello tradizionale), dal suono un po’ nasale e oscillante nell’intonazione, languido. Vero è anche che il suono che Sollima fa venir fuori da un qualunque violoncello è un marchio unico e riconoscibile, quindi anche quello che tira fuori dal ghiaccio avrà dei colori personali, a maggior ragione da uno strumento vivente e mutevole come questo.

Il brano è apparentemente un concerto tradizionale in tre movimenti con due cadenze, ma di tradizionale ha l’impronta delle sue pagine musicali come le rielaborazioni di temi popolari. L’attenzione uditiva si sposta comunque sullo strumento più che sul brano che insieme raccontano tutto il progetto con una attenzione alle tematiche ambientali, il rapporto dell’uomo con la natura, la crisi idrica. Quello che si è illuminato come un vero spettacolo scenografico è stato preceduto da due brani che tuttavia non sono stati adombrati dal cello ghiacciato: il Concerto n. 2 di Haydn che Sollima ha reso particolarmente vivo e visionario nel suono e l’ironico Concerto per violoncello e orchestra di fiati del pianista e compositore Friedrich Gulda, così anticonformista nel suonare come Sollima.

Il brano è un collage esplosivo di timbri, stili e registri sino alla marcia bandistica finale, perfetta per chiudere la serata. Ma l’instancabile solista, pazzo e visionario come ogni vero artista, duetta ancora con Corrado Bulgari, regista di questo viaggio musicale col violoncello di ghiaccio ma anche musicista, qui alla viola d’amore a chiavi, e poi, dedicato ancora all’inconsueto strumento, “Il gelo nelle vene” di Vivaldi. E il finale con Smells like a teen spirit dei Nirvana. Questo clima a teatro mancava da anni: tutto esaurito, pubblico, a ragione, super entusiasta e Sollima che ha risvegliato tutti, pubblico e orchestra.

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