Great Balls of Fire: un archetipo del rock firmato Jerry Lee Lewis

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È il 1944 e due ragazzini scappano a curiosare in un luogo proibito: un quartiere afroamericano dove piano, contrabbasso e una voce ruvida stanno dando vita a quella che viene chiamata “la musica di Satana”. Inizia così, con il ritmo sanguigno del blues, Great Balls of Fire di Jim McBride, film biografico che narra la vita di una delle figure più incendiare del rock’n’roll, nonché capostipite di generazioni artistiche, quale Jerry Lee Lewis (nonché uno dei due curiosi ragazzi prima citati).

Non a caso, la prima traccia della colonna sonora del lungometraggio è una lasciva e irrefrenabile Big Legged Woman di Booker T.: il rock’n’roll è infatti figlio del blues sia da un punto di vista squisitamente tecnico, ne accelera i ritmi e ne mutua gli accordi maggiori incastrandoli nei 4/4, sia da un punto di vista socio-culturale, condividendo con esso l’aurea proibita della musica da censurare.

E lo stesso Jerry Lee Lewis, interpretato nel film da Danis Quaid, mischia arte e vita: è sregolato e indomabile tanto quanto la sua musica. Didascalia perfetta alla sua figura è la scena del film dove interpreta proprio la title track Great Balls Of Fire, nella quale dà fuoco al pianoforte, consegnando a un altezzoso Chuck Berry, in procinto di suonare dopo di lui, un pubblico testimone di un’esibizione mai vista prima, vero e proprio spartiacque dei tempi. E ben prima che Jimi Hendrix sacrificasse la sua Stratocaster al festival di Monterey.

La canzone, il terzo singolo di Jerry Lee Lewis, è stata scritta da un autore afroamericano, Otis Blackwell, che utilizza lo pseudonimo di Jack Hammer. Sono solamente due strumenti a ricreare la sua dimensione incontenibile: batteria e piano, quest’ultimo suonato, come di consueto, da Lee Lewis stesso. Le sue battute sono talmente serrate da conferire al suo impianto una matrice unica e da ricordare a ogni ascolto, anche di eventuali cover, la vocalità del suo interprete originale. In poche parole, un archetipo del rock.

Piccola nota: è lo stesso Jerry Lee Lewis (quello vero) a dare l’anima tra voce e piano nel film, tanto da essere accreditato come “The Killer Himself” all’inizio dei titoli di coda.

 

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