Cagliari, debutta oggi “Edipo ha lasciato Tebe”: intervista a Gabriele Cosmi

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Gabriele Cosmi, classe 1988, debutta oggi al Teatro Lirico di Cagliari con una nuova esecuzione su commissione, Edipo ha lasciato Tebe per coro e orchestra

«Sono emozionato. È la prima volta che un mio brano è eseguito in Sardegna e ciò mi rende particolarmente nervoso. Sento molto il legame con Cagliari, nella quale ho iniziato i miei studi compositivi prima di partire per Milano».

Edipo, seconda tranche sul celeberrimo dramma di Sofocle, è stato scritto in 3-4 mesi, ma la sua gestazione nasce immediatamente dopo  Io non sono Medea del 2018

«Ho sentito l’urgenza di confrontarmi con questo archetipo universale per approfondire il suo messaggio, a volte distorto. Di Edipo spesso si parla solo in termini freudiani, mentre l’elemento interessante per me è i il suo essere totalmente in preda dei capricci del destino e, in quanto tale, costretto a viaggiare, cercando una pace che forse non troverà mai ma che lo ha portato nei secoli sino a noi».

Il numero “tre” è ricorrente

«Sia Medea che Edipo sono tripartiti al loro interno, costruiti con una specie di forma-sonata al frattale nella quale al posto della ripresa vi è una convergenza dei temi eseguiti simultaneamente e in modo complementare. Non solo, il secondo tema di Medea è diventato il primo di Edipo e così sarà anche per il terzo capitolo di questa saga, al quale sto già pensando. Magari un giorno vedremo anche la trilogia in forma scenica, chissà».

Un linguaggio musicale difficilmente etichettabile

«Inizialmente ero molto legato all’avanguardia pura. Dal Concerto per pianoforte del 2017 ho sentito l’esigenza di creare un ponte con le forme semantiche e sintattiche della tradizione, per cercare di arrivare allo strato più profondo, al grado zero del processo compositivo. Nulla a che vedere coi neoromantici, però: i miei modelli sono da ricercare dal prebarocco (che ritroviamo anche in Edipo, ad esempio nel trattamento quasi antifonale della massa orchestrale) sino al primo Beethoven, quello dell’op. 31 per intenderci, nel quale vi è ancora una grande importanza verso la cellula tematica».

Ritorno alla tonalità, quindi?

«No, assolutamente, non ci sono collegamenti tonali in Edipo.  Si possono invece trovare elementi minimalisti inseriti in un codice modale che ho usato sia per un percorso personale che per la specificità dell’argomento. Il coro narra la storia, con una sillabazione tradizionale ma canta in greco antico: non ha funzione puramente drammaturgica ma soprattutto fonica, diventa parte integrante del tessuto sonoro».

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«Lo scollamento fra compositori e pubblico non è di certo colpa di quest’ultimo. Forse sono impopolare, ma spesso si tende a fare musica per essere apprezzati dagli addetti ai lavori: è ora, invece, che si ritrovi il coraggio di vivere nei palcoscenici dei grandi teatri, accettando la sfida di poter ricevere sicuramente critiche, ma anche grandi soddisfazioni».

 

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