Giorgi, Malofeev e l’Orchestra Leonore: applausi per il finale di stagione dei Teatri di Pistoia

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Un’esibizione in cui l’ammirazione per il carisma del solista si abbraccia a quella per la solidità e insieme l’elasticità dell’orchestra, il tutto coordinato da una bacchetta esperta e comunicativa.

Si è conclusa tra gli applausi la stagione musicale dei Teatri di Pistoia, che mercoledì 27 maggio 2026 è stata ospitata dal Teatro Politeama di Prato (lo storico Teatro Manzoni è infatti oggetto di un importante intervento di restauro): protagonisti, Daniele Giorgi e l’Orchestra Leonore, ensemble di sede a Pistoia che riunisce giovani musicisti dalle più importanti compagini internazionali, insieme al 24enne pianista russo Alexander Malofeev. Vincitore, a soli tredici anni, del prestigioso International Tchaikovsky Competition for Young Musicians, Malofeev ha intrapreso una carriera di rilievo mondiale, con esibizioni anche alla Philharmonie di Berlino e al Teatro alla Scala.

Non è certo la prima volta che Giorgi e l’Orchestra Leonore si misurano con una giovane stella del pianismo, viene in mente il memorabile concerto dello scorso anno con Arsenii Moon. Proprio come quest’ultimo, Malofeev porta sul palco un’incredibile presenza scenica: ma se del primo colpiva l’imperturbabile e notturna eleganza, del secondo è subito saltata all’occhio l’incontenibile spontaneità, i gesti e lo sguardo contrassegnati da uno stupore quasi fanciullesco. E al tempo stesso la sicurezza e l’espressività del tocco, sia nelle numerose cadenze che nel dialogo con l’orchestra.

Il concerto dedicato alla figura di Luca Iozzelli, noto per il suo impegno e i suoi contributi alla scena musicale e culturale pistoiese, ha visto in programma due brani non certo tra i più noti del repertorio con pianoforte solista: il raro Concerto n. 2 “Il fiume” di Selim Palmgren, affascinante e visionaria composizione del 1913, felice luogo d’incontro tra il poema sinfonico e la forma concerto; e il Concerto in la minore di Edvard Grieg, composto a soli ventiquattro anni, luminoso esempio di scrittura romantica in cui solista e orchestra si confrontano in prezioso equilibrio.

Dopo il duplice bis, richiesto calorosamente dal nutrito pubblico, per il quale Malofeev ha scelto il Minuetto in sol minore di Haendel e il Preludio per sola mano sinistra di Scriabin, la seconda parte del concerto è stata tutta dedicata alla celeberrima Sinfonia n. 6 “Patetica” di Čaikovskij; eseguita per la prima volta a San Pietroburgo nell’ottobre 1893, appena nove giorni prima della sua morte, la Sinfonia è stata definita dallo stesso Čaikovskij “la cosa migliore che abbia mai scritto”. Circa 45 minuti di musica, capaci di racchiudere un intero universo musicale e umano: dal lugubre avvio alla travolgente esuberanza del “finto” finale, fino allo straordinario ultimo movimento, chiuso sul progressivo morire del battito dei contrabbassi. Un viaggio che Giorgi e la Leonore, in grande spolvero sia nei solisti che in tutte le sezioni, hanno percorso con maestria e seducente espressività: memorabile la conclusione, con il direttore che dopo lo spegnersi delle ultime note ha lasciato la sala sospesa per diversi secondi in assoluto silenzio, denso di stupore e commozione. Degno epilogo non solo di una serata di grande livello musicale, ma di un’intera stagione.

Con lo stesso programma, il giorno prima mercoledì 26 maggio, l’Orchestra Leonore e Daniele Giorgi sono stati ospiti per la prima volta del Bologna Festival nella prestigiosa serie “Grandi Interpreti”. Un invito che corona un percorso artistico sviluppatosi nel corso di un decennio e che li ha visti affermarsi per l’originalità delle interpretazioni, l’energia performativa e la grande duttilità stilistica con cui affrontano ogni tipo di repertorio. © Riproduzione riservata.

Da sinistra: il pianista moscovita Alexander Malofeev, 24 anni, e il direttore d’orchestra fiorentino Daniele Giorgi, 56. © Lorenzo Marianeschi

 

 

 

 

 

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