Sale sul palco con la leggerezza e l’entusiasmo di un ragazzo, e insieme con l’autorevolezza di un veterano, Hugo Ticciati: 45 anni, direttore e violinista inglese di origini italiane, è lui il protagonista e il trascinatore della serata. Nelle ultime stagioni la Camerata Strumentale di Prato ha avviato con lui un percorso di collaborazione pluriennale: artista poliedrico, gli sono state dedicate oltre 40 nuove composizioni, e da organizzatore si dedica anche a ideare formati e programmi per dare nuovo respiro alla musica classica in tutte le sue forme.
Ma “leggerezza” è la parola d’ordina della serata tutta, giovedì 15 gennaio 2026, per uno degli eventi di punta della stagione concertistica della Camerata. Curiosamente, tutti gli strumentisti si sono esibiti in piedi, anche nella seconda parte orchestrale, per un effetto di grande leggerezza, appunto, e mobilità.
Quello portato in scena al Teatro Politeama è un programma coinvolgente e di grande varietà, che ai brani del compositore americano Nico Muhly ha fatto seguire la celebre Terza Sinfonia di Johannes Brahms; Muhly, presente in sala, è stato calorosamente applaudito alla fine della prima parte del concerto.
La sua composizione più recente, An Archive in Three Parts, proposta in prima esecuzione assoluta, nasce «dalla sua familiarità con la grande polifonia inglese del Cinquecento», come scrive il direttore artistico della Camerata, Alberto Batisti: il brano, per ensemble d’archi, rielabora pagine di John Sheppard, William Byrd e Benjamin Britten e ha preso vita nella convincente interpretazione dell’ensemble pratese, anche grazie alla guida ispirata di Ticciati.
Il piccolo ensemble si allarga in un’orchestra d’archi, e Ticciati indossa i panni del direttore-solista per Shrink, concerto in tre movimenti alla sua prima esecuzione italiana, presentato dallo stesso Muhly come un progressivo restringersi (shrink, appunto) di intervalli; una pagina di grande difficoltà tecnica e d’insieme, sia per il solista che per l’orchestra.
I brani di Muhly sfruttano il potere dell’ensemble di archi di generare una gamma vastissima di sfumature sonore; dal vivo, poi, tanto l’orecchio quanto l’occhio dell’ascoltatore corrono da un punto all’altro del palco, seguendo l’ipnotico gioco di trame contrappuntistiche.
Muhly ben riflette l’immagine del compositore del terzo millennio, capace di superare le etichette di genere per guardare all’essenza stessa del fare musica: la comunicazione tra artista e pubblico. Non a caso egli lavora intensamente nel mondo delle colonne sonore. E non a caso il pubblico pratese è stato rapito dall’incalzante incedere ritmico, da un lato, e insieme da un felicissimo estro melodico.
Se gli strumenti ad arco sono stati protagonisti assoluti della prima parte di concerto, con la seconda fanno in loro ingresso gli strumentisti a fiato, pronti a unire le forze per una vera pietra miliare del Romanticismo musicale: i quasi 40 minuti della Terza Sinfonia di Johannes Brahms scorrono limpidi e densi di espressività, guidati dalla morbida gestualità di Ticciati. I fiati si ritagliano preziosi momenti di ribalta – menzione speciale per le giovanissime prime parti di clarinetto e fagotto – e i violoncelli introducono il celeberrimo tema del Poco allegretto, capace di smuovere l’ascoltatore come poche altre pagine della letteratura sinfonica.
Grande successo di pubblico per una serata che ha dimostrato come la Camerata Strumentale di Prato rappresenti una realtà di primo piano del panorama nazionale e internazionale, capace di far dialogare la grande musica del passato con i maggiori interpreti del nostro tempo; il tutto, senza dimenticare la centralità del pubblico. © Riproduzione riservata.






