Il Festival della Valle d’Itria festeggia 50 anni e fa il pieno di pubblico

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Ha festeggiato il suo cinquantesimo compleanno con numeri da record – oltre dodicimila presenze, con un rilevante aumento degli under 30 e under 15 – il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca, che si è fatto apprezzare nel panorama internazionale per il recupero del Barocco di area soprattutto napoletana, il belcanto romantico con titoli desueti o celebri riproposti in chiave filologica, e intriganti opere del Novecento. Criteri presenti anche in questa edizione, la terza firmata dal direttore artistico Sebastian F. Schwarz con l’organizzazione della Fondazione Paolo Grassi.

Se infatti la Norma inaugurale è stata proposta nell’edizione critica di Casa Ricordi affidata a due soprani, come già avvenne nel 1977, una piacevole “scoperta” è stata l’opera di Nino Rota Aladino e la lampada magica, dal 1976 assente dalle scene italiane. A completare il cartellone, lunedì 22 luglio al Teatro Verdi, l’Ariodante di Händel: il capolavoro barocco del 1735, proposto in occasione dei 550 anni della nascita di Ludovico Ariosto e rappresentato per la prima volta in Puglia, si è rivelato uno degli spettacoli più belli dell’intera storia del festival. Tratta dai canti IV, V e VI dell’Orlando furioso, l’opera racconta la vicenda del principe Ariodante e della sua promessa sposa Ginevra, ostacolati nel loro sogno d’amore da Polinesso. Ma alla fine il matrimonio si farà.

Federico Maria Sardelli, sul podio dell’ottima Orchestra Barocca Modo Antiquo, si è confermato bacchetta eccellente nel repertorio barocco. La parte che dà il titolo all’opera, scritta per il castrato Giovanni Carestini, è stata magnificamente interpretata “en travesti” da Cecilia Molinari, mezzosoprano dalla voce piena e ammaliante. Accanto a lei l’ottima Ginevra del soprano Francesca Lombardi Mazzulli. Il mezzosoprano Teresa Iervolino si è perfettamente calata nella parte del malvagio Polinesso, scritta originariamente per contralto “en travesti”, brillando per il rigore stilistico e il fraseggio “demoniaco”.  Molto buone anche le prove del soprano Theodora Raftis come Dalinda, del baritono Biagio Pizzuti nei panni del re di Scozia, del tenore Manuel Amati in quelli di Lurcanio e del tenore Manuel Caputo nelle vesti di Odoardo. Suggestivo lo spettacolo minimalista firmato dal regista Torsten Fischer con l’unica scena a riquadri bianchi realizzata da Herbert Schäfer. Prevalentemente neri gli eleganti costumi disegnati da Vasilis Triantafillopoulos.  © Riproduzione riservata.

Festival della Valle d’Itria, una scena dall’Ariodante di Händel © Clarissa Lapolla

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