Il sacro contemporaneo: conversazione con Marco Taralli

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Lo scorso 20 ottobre, al Teatro Verdi di Trieste, sul podio Alessandro Cadario, è stata eseguita, in prima assoluta, Psalmus pro humana regeneratione, la cantata sacra per soli, coro, coro di voci bianche e grande orchestra, composta da Marco Taralli alla quale sono stati affiancati i Carmina Burana di Carl Orff. L’autore ci racconta la sua creazione e la sua idea di sacralità.

Com’è nata questa composizione?

Ho ricevuto una commissione dalla Fondazione Teatro Verdi di Trieste che voleva un’opera da contrapporre a quella di Orff. L’obiettivo era offrire al pubblico, sullo stesso palco, il sacro “contemporaneo” insieme al profano di repertorio per eccellenza, cioè i Carmina Burana. Psalmus è tratto interamente dalle Sacre Scritture con inserimenti in latino e in volgare, presi dal Cantico delle Creature. Ho trascorso sei mesi a lavorare sul testo insieme allo scrittore americano Don Thompson che ha rielaborato, o meglio ricomposto, i testi con grande sensibilità, tirandone fuori più che una drammaturgia, una vera e propria storia sul percorso che l’uomo deve fare per rigenerare la propria anima.

Non è la sua prima esperienza con il genere sacro…

Ho sempre amato questa musica, sin da ragazzo, ne sento molto la profondità. Ad esempio, in entrambi i titoli eseguiti al Verdi, c’è un amore sacro, inteso come sentimento che fa parte dell’essere umano, un sacro che, per me, è molto diverso dal concetto di religioso. È qualcosa che ognuno ha dentro di sé, indipendentemente dalla religione di riferimento. Credo che perfino un ateo lo senta.

È in questo senso dunque che, secondo lei, un testo sacro permette di rappresentare, ancor più di un libretto d’opera, gli aspetti intimi dell’animo umano?

Si, credo che gli aspetti su cui indaga un libretto d’opera non siano mai così profondi come quelli su cui scava un testo sacro che hanno un contenuto davvero universale: un libretto d’opera, per meraviglioso che possa essere, mette in scena comunque una storia, mentre il testo sacro mette a nudo l’animo umano con una scrittura che ha una profondità e una magia davvero enormi.

Ha parlato di questa Cantata come di un importante banco di prova per un suo prossimo traguardo: una grande Messa…

Si, sicuramente comporre una Messa mi piacerebbe molto perché è quanto di più completo ci possa essere. Che si sia o meno cattolici -nemmeno io mi ritengo tale- non si può non riconoscere la sacralità di un momento come la riproposizione dell’Ultima Cena che incarna il sacrificio per eccellenza. È un momento che racchiude un messaggio per l’uomo e lo chiama a essere un soggetto attivo se vuole rigenerare la propria anima. La Messa è la rappresentazione di tutto questo, racchiude questo messaggio.

Immagine di copertina Ph. Giovanni Perfetti

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