Laura Polverelli: “nel canto cerco la verità dei sentimenti”

in Special Guest

Laura Polverelli interpreta stasera il ruolo di Orfeo, a Padova, nell’Orfeo ed Euridice di Gluck. Qui il suo racconto rispetto alle difficoltà di un ruolo sì importante.

A quanto pare è destino di ogni mezzosoprano interpretare ruoli maschili ed io l’ho fatto tante volte nella mia carriera. Ma cantare il ruolo di Orfeo non è solo dare voce ad un uomo, Orfeo è al di fuori di ogni etichetta di genere.

In questa “Azione teatrale per musica” Gluck e Calzabigi hanno mirato a mettere in scena le passioni umane nella molteplicità delle loro sfaccettature. Protagonista assoluta per me è la mancanza, l’angoscia della perdita della persona amata.

Quindi la difficoltà sta nel sapere interpretare un essere umano che inizia un percorso psicologico complesso e tortuoso, che va dalla realizzazione della morte, passa dalla disperazione, all’ira contro il destino o qualcosa di soprannaturale, dall’angoscia fino alla speranza e al superamento del lutto, fino a capire che talora il dolore può essere utile per crescere e migliorarsi.

Alla fine di una prova o di una recita sono stremata. Interpretare il ruolo di Orfeo è molto faticoso, non tanto per le difficoltà tecniche del canto ma per lo scavo psicologico, la concentrazione e la memoria che serve nei lunghi recitativi, la necessità di dare un vero significato e di sentirlo dentro di me ad ogni singola parola.

Non c’è posto per bravure vocali o virtuosismi, Gluck con la sua riforma non ce lo permette. Servono mille colori e intenzioni per esprimere questo dolore che è a volte intimo, a volte urlato.

Il musico ed eroe Orfeo fu scritto per il castrato Guadagni, una voce senza sesso, capace di commuovere ed affascinare uomini, animali, mostri e dei. Questa tessitura contraltile é per me molto grave, essendo un Mezzosoprano, quindi la prima regola è non forzare mai la voce e mantenere una line morbida di canto e di emissione.

Non c’è niente di più facile ed allo stesso tempo più difficile del cantare bene la famosissima Aria “Che farò senza Euridice”. La semplicità deve commuovere il pubblico e non può venirmi in aiuto nessuna spettacolarità virtuosistica, nessun acuto, nessun effetto. Solo la verità dei sentimenti.

Laura Polverelli

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